Tra mille polemiche, silenzi, assenze e false giustificazioni il 2 agosto 2011 vede una prima limpida certezza: la voce di Moni Ovadia, a tratti travolgente, a tratti pacata, presente al Concorso Internazionale di Composizione ‘2 Agosto’ per ricordare in piazza Maggiore le vittime della strage alla stazione.

Moni Ovadia stasera sarà in Piazza Maggiore a Bologna come voce recitante di ‘Ma la gloria non vedo’. Come si inserisce la sua partecipazione all’interno del concorso internazionale ‘2 agosto’?

Credo che ogni anno arrivati a questa data così importante la partecipazione al memoriale di ciò che avvenne 31 anni fa rappresenti un modo per ricordare una ferita ancora aperta di Bologna e di tutta l’Italia. Una strage che non va dimenticata nel vortice dell’oblio perché avvenne nel cuore di una città simbolo per la sua anima democratica. La mia partecipazione si lega a un desiderio profondo di difendere il futuro democratico e assicurare un domani di diritti. Partecipare significa tenere accesa la fiamma della memoria.

Come si giustifica allora l’assenza del Governo ad una data così importante per l’intero Paese?

L’Italia purtroppo è una nazione devastata da una classe politica che dovrebbe essere ripulita dalle fogne, da un’ipocrisia latente del non detto, dalla ferocia della moderazione. Ecco ricordare una strage che presenta ancora molte zone d’ombra viene giudicata dalla classe politica dominante ambigua e secondo il Governo può anche essere dimenticata, distrutta. Come vogliono distruggere la resistenza anti-fascista che ha fondato una nuova umanità, di diritti, di uguaglianza, di libertà. Un Governo che non punta sull’uguaglianza sociale ma fa di tutto per creare una spaccatura tra chi comanda e chi subisce è un Governo che non difende i diritti. Che senso avrebbe la partecipazione di una classe politica che vuole modificare la Costituzione italiana, la base essenziale per i diritti dei cittadini del nostro Paese e annientare la democrazia dell’Italia? Ecco il perché della mancata partecipazione del Governo al 2 agosto: la natura di Bologna, una città per eccellenza simbolo delle democrazia. Non esserci rappresenta un modo per colpirla al cuore.

Secondo Lei qual è la reale motivazione del taglio dei finanziamenti del Fondo Unico dello Spettacolo al concorso internazionale ‘2 Agosto’? Sarà mica colpa dei fischi che nel 2009 dovette raccogliere l’allora Assessore ai Beni Culturali Sandro Bondi?

Premetto che in generale sono contrario ai fischi ai danni delle dichiarazioni di politici e autorità in generale perché prediligo un silenzio tombale secondo una logica per cui ‘quello che dici è parola morta’. Aldilà di questo non sono affatto convinto che questa sia la reale motivazione. Dietro al provvedimento si cela infatti il desiderio di tagliare sulla cultura perché ritenuta una cosa ‘inutile’. Chi ragiona in questo modo, ovvero i nostri governanti, è il primo nemico del Paese. Basti pensare che un euro investito nella cultura ne produce tra i 2 e gli 11 sul territorio. Se davvero non ci fossero i soldi per finanziare la cultura, basterebbe toglierli dall’evasione fiscale, dai finanziamenti sullo stretto di Messina, dalla corruzione. Ma in realtà non è conveniente perché è più facile governare un Paese ignorante, poco critico che se ne sta al suo posto. Questa logica, come sta avvenendo per Bologna, non dà futuro all’Italia. La cultura non deve essere vista come un dispendio di soldi ma come una fonte di ricchezza immane per il Paese perché rappresenta il paradigma di ogni cosa che si realizza all’interno di una società. Ne costruisce l’identità oltre a garantire un’autonomia delle generazioni future.

Quale pensiero si sente di esprimere ai cittadini di Bologna, ai familiari delle vittime e ai sopravissuti della strage?

Credo non esistano parole per ripagare l’immane perdita di chi ancora non vede giustizia. Voglio solo ricordare a tutti che ci sono centinaia di uomini che non abbandonano la battaglia, l’unica speranza per non vedere sparire l’umanità. ‘Nunca olvidaremos‘, ‘Non dimenticheremo mai’. Continuiamo a farlo, per non facilitare le menti oppresse dall’ignoranza.

Carmen Pedullà