La prova dei presunti pagamenti fatti a Filippo Penati dal 2002 al 2007 è contenuta in una serie di annotazioni che il grande accusatore, l’imprenditore Piero Di Caterina, ha raccolto per ricostruire anni e anni di versamenti fatti per essere tutelato nei propri affari o ricevuti nel ruolo di collettore. Lo rivela questa mattina il quotidiano La Repubblica.

Una trentina di “pizzini”, che contengono nomi in codice, sigle, ricevute criptate, sono finite nelle 400 pagine depositate la scorsa settimana dai pm Mapelli e Macchia. Sono indirizzate all’ex presidente della Provincia di Milano e agli uomini del “sistema Sesto San Giovanni”: estratti conto, appunti scritti a mano, sigle che identificherebbero i destinatari – “xBruno”, “DG”, “V/P”, “Presidente”, “Di Caterina”, “Giulia per DG” – affiancati dall’importo versato dall’imprenditore. A volte poche migliaia di euro, tra i 2500 e i 7500, che vanno ad aggiungersi a quelli di decine e decine di milioni di lire che ha documentato Di Caterina, tra cui anche il versamento record da un miliardo di lire sotto la voce “crediti verso Penati/Vimercati”.

Ora la procura di Monza e la Guardia di finanza dovranno capire cosa si cela dietro queste annotazioni e come Di Caterina – prima grande amico di Penati, poi grande accusatore – abbia gestito i soldi che dice di aver dato e ricevuto. Secondo l’imprenditore e Giuseppe Pasini – il costruttore che avrebbe pagato fino a 5 miliardi di lire di tangenti per sbloccare la riqualificazione delle aree della ex Falck – il denaro è stato versato a Penati, braccio destro di Pier Luigi Bersani. Poi, i soldi sarebbero serviti anche a finanziare il partito di Sesto San Giovanni, Comune di cui l’ex presidente della Provincia di Milano è stato sindaco dal 1994 al 2001. Nonché l’attività politica e le campagne elettorali della federazione milanese dei Ds.

Presto la procura convocherà molti degli indagati, alcuni politici e Bruno Binasco, manager del gruppo Gavio, non solo per capire modalità e ragioni dei passaggi di denaro, ma anche per vagliare tutti i filoni nati dall’inchiesta: le tangenti per sbloccare la riqualificazione dell’area Falck e quelle relative al sistema di trasporto locale del Sitam, la supervalutazione della Serravalle, le società off-shore degli imprenditori Grossi e Zunino, i rapporti tra professionisti locali e assessori, fino alla possibilità che esista un sistema capillare di corruzione anche per pratiche edilizie di privati cittadini.