Obiettivo numero uno: investire denaro in società di calcio che possano essere interessanti sotto il profilo delle prospettive di crescita. Pubblicità, diritti televisivi, compravendita giocatori, sfruttamento degli impianti e qualsiasi altra cosa che possa generare un utile. Il business va costruito a regola d’arte e ogni cosa va sistemata a dovere perché il denaro che esce prima o poi possa tornare con gli interessi. Obiettivo numero due: divertirsi. Non importa come e dove, se allo stadio, nel settore della tribuna in cui servono esclusivamente champagne, oppure davanti a una tv da 200 pollici nel salotto di casa, o ancora, perché no, in una vasca da bagno di dimensioni imbarazzanti sorseggiando un drink. L’importante è che lo spettacolo sia interessante e che la propria squadra, il nuovo giocattolo, non ci metta troppo a sollevare i trofei più ambiti. Gli sceicchi hanno deciso di fare la spesa in Europa. Prima compravano auto, case, capi di abbigliamento e gioielli. Da qualche tempo, acquistano squadre di calcio.

Ha cominciato il principe Mansur bin Zayd Al Nahyan nel 2008, facendo sua la quota di maggioranza del Manchester City. Bin Zayd è il leader maximo dell’International Petroleum Investment Company, un fondo d’investimento che controlla aziende in tutto il mondo. E’ il fratellasto del presidente degli Emirati Arabi, Khalifa bin Zayd Al Nahyan e si dice che sia un grande appassionato di cavalli. Inutile dirlo, è uno degli uomini più ricchi al mondo. Dove passa lui, crescono i dollari.

Da quando è diventato il patron del City, la squadra ha cambiato pelle. Prima era la cugina scomoda dello United che vinceva di tutto e di più in Inghilterra e in Europa. Poi è diventata una corazzata che fa paura alle big del calcio continentale. Secondo Forbes, il presidentissimo avrebbe versato nelle casse del club fino a oggi qualcosa come 480 miloni di dollari. Che sono stati utili per convincere qualche stella di prima piano a vestire la maglia del City (Robinho, Tevez, Adebayor, Dzeko, Balotelli, David Silva, Kolarov, soltanto per citare i più popolari), ma anche a riorganizzare il sistema commerciale della società, che pure con qualche comprensibilissima fatica, sta cominciando a vedere la luce. Tecnico del City galattico, Roberto Mancini, che ha deciso di sposare il progetto dello sceicco dopo aver (ri)portato lo scudetto a Milano, sponda Inter. Mancini ha avuto il suo regalo anche quest’anno. Si chiama Aguero, è argentino e arriva dall’Atletico Madrid. Per lui, Mansur bin Zayd ha pagato la “miseria” di 45 milioni di euro.

Da uno sceicco all’altro. Dopo Mansur bin Zayd è stata la volta di Abdullah ben Nasser Al Thani, emiro di Doha e nel board della banca internazionale che porta il nome della sua città. Nel giugno 2010, ben Nasser Al Thani ha deciso di acquistare il Malaga, misconosciuta società spagnola dal passato avaro di soddisfazioni e di titoli, ma dal futuro carico di aspettative e di interesse. Già, perché da quando c’è lo sceicco, anche la squadra andalusa ha preso il volo. Nell’ultimo campionato, si è classificata all’undicesimo posto, un risultato di tutto rispetto se si considera che l’anno precedente la stagione si era chiusa a un passo dalla retrocessione. Anche qui, grandi acquisti per tanta voglia di vincere. Per carità, altri numeri rispetto al Manchester City, tuttavia sufficienti a creare un’aspettativa importante. Finora, nel calciomercato 2011 lo sceicco di Malaga ha firmato assegni per 58 milioni di euro. Tra gli acquisti più dispendiosi, il 27enne centrocampista Santi Cazorla, giocatore dell’anno nel 2007 quando militava nel Villareal, e il mediano Jeremy Toulalan, prelevato dal Lione per 11 milioni di euro. A parametro zero, ha scelto di arrivare anche Ruud Van Nistelroy, uno dei migliori attaccanti degli ultimi anni. Ha 35 primavere, Van Nistelroy, ma garantisce qualità ed esperienza. E poi, questo è soltanto l’inizio.

Terzo posto, ma soltanto in ordine di tempo, per Tamim bin Hamad Al Thani, numero uno del Qatar Investments Authority e patron, tra le altre cose, di Al Jazeera. Per il ricchissimo sceicco che ha deciso di fare affari con il calcio si sono aperte le porte del Paris Saint Germain, gloriosa società francese che era nelle mani di un fondo americano dal 2006 e che ora appartiene a Tamin bin Hamad per il 70 per cento. Lo sceicco non ha perso tempo. Vuole il Psg ai vertici del calcio internazionale e per raggiungere l’obiettivo non ha badato a spese. Ha chiamato alla sua corte il brasiliano Leonardo, ex beniamino dei tifosi del Milan ed ex tante cose dell’ultima Inter di Moratti, che a Parigi ha ripreso a fare il dirigente a tempo pieno. A lui le chiavi della cassaforte del club. Che fino a qualche settimana fa conteneva una cifra molto vicina ai 150 milioni di euro perché, come si diceva, lo sceicco non è andato troppo per il sottile e ha aperto il portafogli senza grandi problemi. E che ora, dopo sei acquisti con i baffi, non supera i 60 milioni.

Leonardo ha portato a Parigi Kevin Gameiro, vicecapocannoniere lo scorso anno in Ligue 1 con 22 reti. Quindi, il centrocampista del Saint-Etienne Matuidi. E poi, ha fatto un giro nel supermercato italiano. Nel carrello, sono finiti il portiere Sirigu e il regista Pastore del Palermo, la punta Menez della Roma e il centrocampista Sissoko della Juventus. Già così, il Psg si candida ad un ruolo di protagonista nel campionato francese e nell’Europa League. Ma si sa, gli sceicchi non sono abituati ad accontentarsi. E allora, facile prevedere che nella prossima stagione il Psg possa dire la sua anche in Champions League. Sempre che ci arrivi, si intende.

Quindi, Inghilterra, Spagna e Francia. Mancano ancora all’appello Germania e Italia e poi il quadro è completo. Il calcio che conta in Europa comincia a colorarsi di nero petrolio. Alla faccia della crisi e del fair play finanziario tanto sbandierato da Platini. Il petrodollaro non ha rivali. E’ musica per le orecchie dei presidenti che vogliono vendere giocatori a prezzi altissimi. Poco meno che un rumore assordante, invece, per chi cerca di dargli battaglia per acquistare qualche stella. Per il nostro Paese, a dire il vero, si è parlato nei giorni scorsi di un riaccendersi dell’interesse della famiglia reale degli Emirati Arabi per il Milan, alle prese, come tutto il gruppo Fininvest, con lo spinoso affare del Lodo Mondadori. Ma Galliani ha negato tutto e il club rossonero è ripartito di slancio. Barbara Berlusconi ha rassicurato i tifosi: “Papà non vende”.

di Dario Pelizzari