Ma ve lo immaginate un mondo senza di lui? Un’Italia senza il Cavaliere? Certamente, per chi è nato dopo gli anni Ottanta, è operazione ardua. Più semplice, invece, sapere com’era il Belpaese prima che Silvio Berlusconi “scendesse in campo”. Enrico Brizzi autore di best-seller come “Jack Frusciante è uscito dal Gruppo” è uno che si diverte a raccontare, con ironia, la trasformazione che l’Italia ha subìto a partire dagli anni Ottanta fino a oggi. E lo fa con piglio arguto, come fosse la trama di una commedia nazionale con protagonisti che vanno da Sandro Pertini a Supergulp, da Berlinguer a Drive In, negli anni del Pentapartito, con la paura generata dalla tv e dai media di comunisti/fascisti che inizia ad instillarsi nei confronti degl’immigrati, del “diverso”, con una politica fatta come nei film di Peppone e Don Camillo dove comunista era una bestemmia e chi non era comunista era fascista.

È la fotografia della Prima e della Seconda Repubblica del nostro Paese “sempre in attesa di un’altra primavera”. Ce n’è di materiale da scrivere sull’attuale classe dirigente, sulla divisione in classi, con la Casta da una parte e il resto dei cittadini dell’altra, divisione dovuta, appunto, alla totale inadeguatezza della nostra classe dirigente, la Casta che crea differenze all’interno della società ed è retribuita profumatamente per fare un pessimo lavoro. In un’economia di mercato, se si fosse trattato di una società per azioni, gli azionisti avrebbero licenziato gli amministratori già da molto tempo… non che il tutto sia accaduto solo grazie alla forza di Berlusconi, ma anche grazie alla debolezza dell’opposizione e in certi casi alla connivenza… Una sinistra incapace all’inizio degli anni Novanta, quando avrebbe potuto prender per mano il Paese, proponendo un sogno comune, contrapponendo al sogno di Berlusconi di diventare tutti ricchi e famosi, un sogno di buonsenso. Un sogno comune realizzabile, che si potesse toccare con mano nel giro di poche stagioni. Qualcosa che risultasse utile, gradito, stimolante per tutti.

In questo caso, Enrico Brizzi, dopo l’incontro con Yu Guerra, band bolognese composta dall’omonimo cantante e chitarrista, veterano della scena rock bolognese, assieme al bassista Tony Farinelli, il batterista Andrea Insulla e il chitarrista Wilko, già colonna portante degli storici Rats, ha preferito mettersi a raccontare “La vita quotidiana in Italia” (Irma Records) sottoforma di canzoni dal sound rock e la ricetta appare molto convincente.

Enrico Brizzi e Yu Guerra come è avvenuto il vostro incontro e come è nata l’idea di incidere quest’album?
Yu: L’incontro artistico è avvenuto proprio su di un palco dove noi, come Yuguerra! presentavamo il nostro secondo album e allo stesso tempo festeggiavamo il ritorno di Enrico Brizzi, assieme a Francigena XXI, da una camminata lungo tutta la Linea Gotica e, su una base di un pezzo degli Stooges, Enrico ha recitato una poesia di Calamandrei. Da quella prima esperienza ne è nata una seconda, seguita da simpatia reciproca, sfociata, naturalmente, in amicizia e dopo prove su prove ci siamo ritrovati materiale sufficiente per registrare un album.
Brizzi: Dalle cantine rock di Bologna, siamo partiti con un paio di pezzi sulla nostra città, quindi abbiamo messo in musica brani del mio libro La vita quotidiana in Italia ai tempi del Silvio (Laterza, 2010), e infine siamo approdati a scrivere insieme pezzi originali, da Silvio Summer a Silicio Sigelli. Credo che l’album descriva bene questa evoluzione e il caustico divertimento che ci sta dietro: essenzialmente, raccontiamo l’Italia che vediamo.

“La vita quotidiana in Italia” è una sorta di percorso che parte dai ricordi dell’infanzia, ne schiva la decadenza e arriva all’Italia di oggi volgarizzata e imbambolata dalla tv commerciale. Quale prevedete sia il passo successivo? Come sarà “la nuova primavera”? Riuscirà a “rialzarsi” quest’Italia?
Yu: Credo che non sarà l’Italia a rialzarsi, ma il mondo intero a scendere in basso, ma detto questo, sono certo che poche, ma ben motivate unità di persone e le loro idee si eleveranno dalla melma.
Brizzi: Spero si rialzi la nazione, il popolo, la gente. Spero tornino di moda i valori dei patrioti ottocenteschi, lo spirito d’unità, l’orgoglio scevro da ogni nazionalismo per i 150 anni trascorsi insieme. Spero in nuovi dibattiti pubblici sul nostro destino comune. Sogno più televisioni spente, le piazze piene di gente fino a tarda notte e più sorrisi al mattino, più culle piene, meno alienazione e meno personalismi. Ma forse, perché questo accada, una parte dell’Italia che ha banchettato impunemente negli ultimi anni deve prima affondare col conforto delle grandi scenografie. Comunque vada, Gli anni del Silvio sono già destinati a occupare un imbarazzante capitolo nei futuri manuali di storia patria.

C’è qualcosa che si salva in quest’Italia degli anni Zero?
Yu: Dal punto di vista nostro e cioè di chi ha subìto con fastidio e indignazione questi anni, vorrei credere che si salveranno gli Intelligenti, ma credo che chi si salverà, nel senso che non pagherà, saranno proprio loro, i responsabili dello sfacelo.
Brizzi: Si salvano le persone capaci di mantenere un’indipendenza di giudizio e, con metafora marinaresca, la barra dritta. Si salvano i genitori che insegnano i valori della civiltà ai propri figli. E quanti sono capaci di provare ancora sentimenti autentici, nonostante tutto: in un Paese di cinici, beati i sognatori.

Quale è il messaggio che desiderate venga percepito da chi ascolta il vostro disco?
Yu: Il messaggio è noi non stiamo dormendo.
Brizzi: Non credo si scriva davvero per mandare un messaggio, ma è innegabile che siamo stati mossi da uno spirito d’indignazione e incredulità: come è possibile che la gente sia testimone di questa ‘fine Regno’ con la stessa impassibilità che ha caratterizzato i tre diversi periodi nei quali B. è stato alla guida del Paese? Ora si parla di P4, di scandali intollerabili, persino il dibattito interno alle voci della Chiesa è in pieno fermento, ma l’opposizione politica, in tutto questo, ha giocato troppo spesso un ruolo ambiguo. Troppi salvagenti sono stati lanciati, negli anni, a un uomo semplicemente unfit to lead Italy.

Musica e letteratura da sempre sono un binomio che caratterizza Brizzi. E anche quest’album lo conferma. Il cd è corredato da un volume con 3 racconti inediti. Tre racconti dedicati a 3 italiani che nessuno conosce. Con quale spirito sono stati composti i brani?
Yu: i brani sono nati sull’onda della emotività trasmessa dagli scritti di Enrico e dalla voglia di suonare riff R’n’R liberi e potenti.
Brizzi: Da Omero ai peggiori contafrottole, le grandi storie sono nate come racconti destinati ai convivi, o ai fuochi di bivacco. E non di rado la loro esposizione era accompagnata da musica. Noi lo facciamo in stile rock ‘n’ roll, validamente supportati sull’album da amici fra i quali Giorgio Canali (ex CCCP, CSI, PGR) e Freak Antoni (Skiantos), ma il nostro spirito è lo stesso dei cantastorie. Da Pertini alla fine del mito silviesco, quel che proviamo a raccontare è l’Italia dal 1980 ad oggi: urgenza, ironia e sincerità sono le nostre uniche ispirazioni.

Avete esibizioni dal vivo in programma?
Yu: Suoneremo dal vivo, anche perché, per dei Rocker come noi, è linfa vitale.
Brizzi: Abbiamo già suonato in club e palchi ‘speciali’ come quello di Piazza Maggiore a Bologna, la sera della chiusura della campagna elettorale del Pd. E ci interessa continuare a farlo, a cominciare da un minitour autunnale che seguirà l’uscita del video Silvio summer.