Se c’è un ministero per la Semplificazione Normativa, perché non istituire anche un ministero per la Complessità Espressiva? Avrebbe l’arduo compito di selezionare le parole in base a chiarezza, correttezza, profondità e – perché no? – un’idea di eleganza.

Difenderebbe la lingua italiana dalla barbarie del politichese, impedirebbe la disfatta dei congiuntivi, punirebbe il ricorso eccessivo a volgarità colloquiali di basso profilo ma, soprattutto, costringerebbe chi ricopre una carica pubblica, a pensare prima di parlare, a non parlare se non ha niente da dire. Ma, soprattutto, a prendersi la responsabilità di quello che ha detto, invece di scusarsi a vanvera dopo aver sparato cazzate… pardon: dopo aver esternato opinioni indegne di una persona che ha studiato (anche poco).

Qualora un parlamentare si macchiasse del reato di incontinenza verbale, il ministro della Complessità Espressiva, avrebbe l’obbligo di rimuoverlo dal suo incarico e, si rivelasse necessario, rinchiuderlo in una stanzetta insonorizzata. Verba volant, dicevano i Latini. Ma l’onorevole Borghezio non era ancora nato. Certe parole pesano. È bene che non volino più.

Il Fatto Quotidiano, 29 luglio 2010