Quella sull’innalzamento del tetto per legge del debito americano è una pantomima politica, ben più che una tragedia finanziaria. Prima della mezzanotte del 2 agosto, termine ultimo, l’accordo si farà; e Obama il mite e Boehner il cattivo celebreranno insieme l’intesa e l’orgoglio bipartisan a stelle e strisce. Salvo, poi, trovare presto modo di litigare di nuovo: di qui alle presidenziali 2012, il copione è già scritto. E se mi sbaglio? Se non ci azzecco proprio? Lo sapremo fra 72 ore: verrò alla canossa del commentatore smentito.

Invece, la crisi dell’euro e le ansie da default vero della Grecia e di altri anelli deboli della moneta dell’unione è uno psicodramma europeo, la cui lieta fine non è affatto sicura. Personalmente, stavo tranquillo: “Fuochi di paglia“, mi dicevo. “L’euro non brucia, male che vada la Germania e la Francia lo salveranno“.

Poi, due persone che ne capiscono più di me m’hanno messo il tarlo del dubbio. Una è Romano Prodi, che qui vale come ex presidente della Commissione europea. L’altra è Antonio Foresi, per molti anni volto e voce della Rai da Bruxelles e tutt’ora fine analista europeo.

In una chiacchierata pubblica, a Bologna, Prodi si dice “sconvolto” dalla mossa della
Deutsche Bank di ‘scaricare’ 7 miliardi di euro di titoli italiani: “E’ la fine -constata- di ogni legame di solidarietà“.

E Foresi mi fa notare che il ministro dell’economia tedesco Schauble, uno che Kohl teneva a freno, mentre Merkel lo lascia fare nella speranza, puntualmente delusa, di salvare un po’ di seggi in qualche Land, pare sabotare i piani ‘salva Paesi‘ e ‘salva euro‘: dopo avere detto che era impossibile tirare fuori dai pasticci la Grecia e, poi, che il default tecnico era inevitabile, se n’è uscito sostenendo che il piano approvato con tanti patemi da un Vertice dell’eurozona non è affatto automatico. E l’euro e i mercati sono andati giù.

Insipienza? Difficile. Calcolo? Forse. Ma, senza solidarietà e senza bussola politica europea, pure senza leader carismatici convinti e riconosciuti, l’euro può davvero rischiare. Una volta, ci avrebbero pensato Mitterrand e Kohl. Oggi, Prodi riduce a una gag il direttorio franco-tedesco: “Lei, la Merkel, detta il cammino e lui, Sarkozy, fa la conferenza stampa“.

L’Italia? Non c’e’; e, comunque, non l’ascolta nessuno (e talora è meglio così). Però, un italiano dovrebbe presto ergersi a difensore dell’euro: Mario Draghi, prossimo presidente della Banca Centrale. Se novembre non sarà troppo tardi.