Josè Luis Zapatero getta la spugna. Il premier spagnolo ha annunciato elezioni anticipate per il prossimo 20 novembre. Con volto provato, Zapatero ha preso la parola davanti ai giornalisti alla Moncloa, sottolineando che la decisione è stata presa perché in “Spagna c’è bisogno di un governo stabile eletto dalle urne, che si faccia carico di tutto il piano economico e politico del 2012”. Una sconfitta per il leader socialista, travolto da una crisi economica che il suo governo non è riuscito ad arginare. All’annuncio di elezioni anticipate, la borsa ha reagito con un ulteriore segno negativo, indice del livello di sfiducia nel paese che non registra nessun accenno di ripresa. In questo quadro cupo, è solo il Partito Popolare a rallegrarsi. Il suo leader Mariano Rajoy ha indetto rapidamente una conferenza stampa per esprimere la propria soddisfazione: “Abbiamo perso un anno – ha detto – c’era bisogno di un cambiamento per uscire dalla crisi”. Rajoy ha colto l’occasione per partire con la propaganda elettorale assicurando che nel caso di vittoria, il PP non compirà dei tagli del sistema sociale ed eserciterà una politica centrista moderata improntata al dialogo. I conservatori spagnoli nei sondaggi sono attestati in testa nel caso di elezioni anticipate. Un sorpasso che si è già confermato nelle passate elezioni amministrative di maggio.

Il PP ha quindi tallonato senza requie negli ultimi mesi il governo per ottenere una nuova data per le urne. Un passo che Zapatero ha negato fino all’ultimo momento e che ora i media spagnoli non gli perdonano. L’elenco con le sue recenti dichiarazioni vengono riproposte su siti web, radio e televisione. L’ultima in ordine di tempo lo scorso 11 luglio in cui il leader del PSOE, deciso a negare le elezioni anticipate, disse: “Quello che occorre è anticipare la stabilità, la ripresa e la creazione di nuovi posti di lavoro”.

Il premier socialista appare indebolito e molti osservatori sottolineano che le pressioni all’interno del partito perché facesse un passo indietro, erano diventate nelle ultime settimane molto insistenti. Lo conferma il rappresentante di Izquierda Unida, Cayo Lara, che preoccupato per la decisione affrettata di indire le elezioni ha detto che la “credibilità di Zapatero ha fatto acqua nel momento in cui ha ceduto alle pressioni”.

Il premier spagnolo ormai messo all’angolo non correrà nemmeno alla prossima consultazione. Il futuro dei socialisti è nelle mani di Alfredo Perez Rubalcaba, ex ministro dell’interno ed ora candidato ufficiale del PSOE alla Moncloa. Una sfida non facile anche per l’eredità che si trova sul terreno. In Spagna il disincanto nei confronti dei socialisti ha avuto negli ultimi quattro anni un crescendo da vertigine. Oltre ad una crisi economica vorace, si sono sommati dei tagli indiscriminati ai servizi sociali. Nel panorama politico ha trionfato nei paesi baschi Bildu, il partito della sinistra indipendentista abertzale tanto osteggiato dal PSOE. Il partito ha perso il suo leader, che ha annunciato la propria rinuncia al terzo mandato.

E’ in questo clima che nel paese ha fatto irruzione il movimento 15-M degli Indignados: migliaia di persone anti-sistema, impegnati a chiedere un nuovo modello politico, in cui il cittadino possa partecipare e incidere sulle decisioni prese dai vertici. Un movimento che ha raccolto un sentimento di indignazione diffuso in tutta la Spagna e che il governo Zapatero non ha saputo cogliere. Gli spagnoli stanchi del bipartitismo, della corruzione, della disoccupazione, dei tagli al sistema sociale e della voracità dei mercati, non hanno trovato un interlocutore. Era forse l’ultima chance per Josè Luis Zapatero: ascoltare la voce di una corrente di pensiero che, secondo i sondaggi ha raccolto la simpatia dell’80% della popolazione.

di Cristina Artoni