Arriva al capolinea il percorso di riscrittura dello statuto dell’Università di Bologna, così come previsto dalla riforma Gelmini. Questa mattina il via libera del Consiglio d’Amministrazione, seguito subito dopo dal voto del Senato accademico. Un’approvazione segnata da diversi malumori interni: in Cda il testo è passato con i 6 voti contrari dei quattro consiglieri del personale tecnico e amministrativo, del ricercatore Daniele Bigi e del rappresentante del governo Gianni Porzi.

Dopo oltre un anno di lavori della commissione costituita ad hoc per la realizzazione del nuovo testo, e dopo le tante  resistenze interne da parte dei sindacati e dei poli romagnoli, si chiude così l’iter di elaborazione di quella che sarà la nuova costituzione dell’Alma Mater. Un momento di svolta per l’Università che si dota di un nuovo assetto:11 Scuole (al posto di 23 Facoltà) si occuperanno di coordinare i corsi, mentre i nuovi Dipartimenti gestiranno la didattica e insieme la ricerca. I poli romagnoli, dopo le trattative delle ultime settimane sulla rappresentanza, ottengono il posto in  Consiglio d’Amministrazione, e strappano al rettore  la promessa di interventi riservati alle sedi distaccate di Ravenna, Forlì, Cesena e Rimini. Ivano Dionigi inoltre, per effetto delle nuove norme, rimarrà in carica fino all’autunno del 2015, ma non potrà essere rieletto.

Intanto, l’Intersindacale è tornata a ribadire la propria contrarietà a “scelte in cui buona parte cella comunità universitaria non vi si riconosce affatto”. Punto caldo la mancata possibilità di revocare il Consiglio d’Amministrazione, che sarà nominato (non eletto) e che avrà di fatto una funzione deliberativa. “Non sarà revocabile nemmeno dalla massima espressione della comunità, ossia il Senato Accademico – lamentano i sindacati – Era naturalmente possibile scegliere la strada democratica dell’elezione dei membri interni del CdA, come hanno fatto a Firenze, e della revocabilità dei membri designati, che appare addirittura un’ovvietà, ed è la via scelta da quegli Atenei che prevedono la nomina del CdA da parte del Senato come Padova”.

Pur riconoscendo alcuni miglioramenti rispetto alle bozze precedenti, come il ritorno dell’aggettivo “laica” tra i principi costitutivi e il carattere elettivo del Coordinatore del Consiglio di Campus, il giudizio “era negativo prima e rimane negativo adesso”. Per questo i sindacati hanno rilanciato la sfida al rettore: “Se Dionigi è convinto della validità delle sue scelte, abbia la forza politica di proporre ai suoi colleghi di esprimersi liberamente, tramite un referendum organizzato dall’amministrazione universitaria, sul nuovo statuto”.