Ieri, alla Camera, si è bocciata per la seconda volta la legge contro l’omofobia, ovvero la legge che prevedeva di introdurre l’aggravante dell’omofobia nei reati a rilevanza penale. La Camera ha accolto le pregiudiziali di costituzionalità presentate da Pdl, Lega e Udc. In altre parole, ha respinto la legge come incostituzionale.

Il ragionamento cardine alla base di questa bocciatura è espresso in modo cristallino dall’esponente del Pdl Fabrizio Cicchitto: “Noi non abbiamo nessun atteggiamento omofobo e la nostra posizione di fondo è quella di considerare i gay come dei cittadini uguali agli altri e proprio per questo contestiamo ogni trattamento giuridico specifico e differenziato che come tale ammetterebbe e accentuerebbe una diversità, sostanzialmente incostituzionale”.

Insomma, il discorso è che di fronte alla legge siamo tutti uguali. Non si può concedere un trattamento privilegiato a una vittima piuttosto che a un’altra. Se ti hanno assalito e accoltellato perché sei gay, piuttosto che una vecchietta che ha appena ritirato la pensione, questo non ti dà diritto a pretendere una pena aggiuntiva. Le vittime devono essere considerate tutte sullo stesso piano.

Questo ragionamento è, a mio avviso, quantomeno discutibile. Se può reggere a livello teorico, si rivela capzioso e ipocrita al confronto con la realtà. E’ sufficiente una semplice controprova. Se il principio deve essere “lo stesso trattamento per tutti”, allora perché, ad esempio, discutere di quote rosa? Perché riservare dei posti di lavoro ai portatori di handicap? Perché, in America, una quantità predefinita di posizioni è disponibile per legge alle minoranze etniche? Forse perché le minoranze, in quanto tali, non sono affatto sullo stesso piano del resto della popolazione, e pertanto necessitano di trattamenti speciali. Forse perché la legge, se davvero vuole tutelare tutti nello stesso modo, deve saper fare delle differenze.

Quando si parla di minoranze, infatti, si parla spesso di individui che sono già a monte discriminati. Gli omosessuali, ad esempio, non godono in questo Paese di alcuni fondamentali diritti civili. Non possono unirsi civilmente di fronte allo Stato. Non hanno accesso alla pensione di reversibilità. Non possono assistere chi amano in ospedale perché non riconosciuti dalla legge come familiari. L’unica cosa che possono fare come tutti è pagare le tasse e, da oggi, continuare a prendere botte, calci e coltellate. Spero che a questi indegni uomini e donne che siedono in Parlamento e che per motivi che nulla hanno a che fare con la Costituzione, hanno condannato ragazzi e ragazze a essere aggrediti senza un sensato motivo, alimentando il pregiudizio e il razzismo, capiti di rileggere quello che diceva molti anni fa Don Milani: “Non c’è ingiustizia peggiore che fare parti uguali tra diseguali”.