Il voto della Camera sulle pregiudiziali di costituzionalità votate per affossare la legge contro l’omo/transfobia è di una gravità inaudita, un segno di barbarie che faccio persino fatica, data la mia rabbia e indignazione, a descrivere. Mi direte che in fondo questa è già la seconda volta che accade, che l’Italia non è pronta, non è matura, che sono questioni “eticamente sensibili”.

A me di “eticamente sensibile” sembra che ci sia una, ed una sola questione: che Paese vogliamo diventare? L’unica cosa moralmente inaccettabile è l’amara consapevolezza di tante – troppe – persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender di dover vivere una vita nella paura, nella frustrazione, nel diniego, sapendo di poter essere umiliato, insultato, persino aggredito verbalmente e fisicamente, di non poter prendere per mano la persona che si ama. L’amore non è mai osceno, gli argomenti   ridicoli usati oggi in Parlamento invece sì.

Forse la mia indignazione, poichè ho “abbandonato” l’Italia  per fare il dottorato a Londra , potrà valere meno di quella che oggi determinati e coraggiosi sono stati davanti a Montecitorio a manifestare o quelli che tutti i giorni fanno i conti con questa merschinità di chi ci “rappresenta” a Roma. Ma un pensiero triste mi attraversa la mente ed è il fatto che dopo questo voto, i riflettori sulla questione si spegneranno, forse almeno fino a quando un’altra coppia, un altro ragazzo “troppo effemminato”, un’altra ragazza troppo “mascolina”, una persona transgender, diverranno vittime dell’ignoranza e dell’odio di qualcuno.

Quest’estate i Parlamentari riempiranno le varie Formentera, Milano Marittima e Costa Smeralda, con le loro famiglie “normali” e le porte del Parlamento – quel Parlamento chiuso e impenetrabile alle istanze e ai problemi dell’Italia reale – rimarranno chiuse. A Settembre noi persone Lgbt (lesbo, gay, bisexual, transgender) saremo un pallido ricordo.

Ugualmente triste è pensare che questo Parlamento è sempre più in antitesi – e in malafede in questo – con un’ Europa che ben descrive e definisce (e protegge con vari strumenti) le discriminazioni fondate su orientamento sessuale e identità di genere. Ho avuto la magnifica ed emozionante opportunità di lavorare per il Commissario ai Diritti Umani del Consiglio d’Europa, Thomas Hammarberg, su un progetto paneuropeo per descrivere e raccontare la transfobia e l’omofobia che ancora purtroppo esiste nei Paesi membri e durante questa esperienza mai, dico mai,  non ho mai letto un elogio al lavoro compiuto dall’Italia.

Il Commissario stesso, di recente, aveva auspicato con un comunicato stampa, che questa volta il Parlamento approvasse finalmente la legge contro l’omofobia. Così non è stato neanche stavolta e il nostro Paese ne paga e ne pagherà le conseguenze in termini di civiltà.  Ma io voglio gridare ad alta voce che questa vergogna immonda deve causare indignazione in tutti e non solo nelle persone gay, lesbiche, bisessuali o transgender potenziali vittime di questo fenomeno di violenza. Etero o gay che voi siate, indignatevi!!! Non avete un buon motivo per dimenticarvi di questa battaglia di civiltà sotto l’ombrellone.

di Francesca Ammaturo, Ricercatrice a Londra in Sociologia e Diritti delle Persone Lgbt