Quattro indagati. Oltre 200 metri quadrati di manufatti (gazebo) costruiti senza autorizzazione, subito sequestrati su ordine del Gip. Ma anche 6.000 mila euro di multe per una serie di irregolarità da imbarazzo della scelta: violazione delle norme igienico-sanitarie, mancata indicazione degli ingredienti nei prodotti serviti, lavoratori in nero. Il tutto in uno stabilimento già pizzicato dalle forze dell’ordine nel 2009 ma che, nonostante tutto, continua ad essere difeso dalla lobby delle categorie e dagli operatori che chiamano in causa le norme del Comune.

Se la Capitaneria di Porto appena un mese fa aveva annunciato una sorta di ‘linea morbida’ sul fronte sequestri in spiaggia, è letteralmente una mazzata quella che si abbatte sulla riviera riminese a stagione turistica ormai inoltrata. I sigilli della Procura, questa volta, hanno colpito uno dei bagni più noti del riminese, il Tiki-26 di Marina Centro. Grazie alle ricognizioni aeree compiute dalla Guardia di Finanza a partire da maggio per tutelare la zona doganale marittima, la Polizia municipale di Rimini è riuscita a scovare i 200 metri quadrati di abusi. Ma potrebbero esserci altre irregolarità: “I controlli proseguono, non è escluso che le strutture abusive siano limitate all’area già individuata”, fa presente l’ispettore del reparto amministrativo della Polizia municipale riminese, Umberto Farina.

Sta di fatto che il Tiki era già caduto in disavventure analoghe, come quando, tre anni fa, si ritrovò il proprio stabilimento completamente sigillato. Questa volta il Gip Stefania Di Rienzo ha disposto il sequestro preventivo a tempo indeterminato su due gazebo: il primo è collegato al bar del bagno, l’altro veniva utilizzato per attività ricreative. Tra i reati contestati ai quattro indagati nell’operazione ribattezzata “Tiki 26”, oltre agli abusi nel campo edilizio, figura anche quello di “apertura di luogo di pubblico spettacolo senza verifica della commissione comunale di vigilanza”.

Insomma, i gestori, a quanto pare, non avevano tempo da perdere con le normali procedure autorizzazione. Ma sul Tiki pendono pure numerose sanzioni amministrative, per un totale di più di 6.000 euro di contravvenzioni (l’irregolarità più cara, pari a 2.333 euro, riguarda le mancate prescrizioni sull’indicazione degli ingredienti nei prodotti). La Polizia municipale ammette che, senza i sopralluoghi aerei, difficilmente si sarebbe sbloccato qualcosa: “La ricognizione aerea è stata fondamentale perché ha garantito l’impulso alle indagini successive. Abbiamo potuto acquisire una certa quantità di immagini”, ha precisato Farina.

Dunque, un buon esempio di quanto possa essere importante la sinergia tra le forze dell’ordine. Le reazioni dei diretti interessati, però, tradiscono una certa insofferenza alle regole e un costante riferimento alle giustificazioni ‘di rito’, ormai un classico a Rimini. Gabriele Pagliarani è uno dei titolari del Tiki: “È una colpa far divertire la gente, voler far venire i turisti a Rimini? Io dico che bisogna sedersi tutti quanti intorno a un tavolo e capire cosa vogliamo fare. Voglio che vanga fuori la verità”. Pagliarani, in attesa della contro-conferenza stampa annunciata dagli operatori a breve, prosegue con frasi a effetto che però non svelano nulla: “Ma insomma, nessun gazebo è in regola a Rimini, sulla spiaggia e non solo. Si va sempre dagli stessi, forse diamo fastidio. Viene la voglia di mollare tutto”.

E sì che, dopo i sequestri della Procura della scorsa estate ma anche degli ultimi mesi, la Capitaneria aveva annunciato per la stagione appena iniziata una sorta di ‘atteggiamento soft‘ sul fronte dell’abusivismo edilizio. In attesa dell’adeguamento degli operatori al piano spiaggia elaborato dal Comune d’intesa con la Regione, gli operatori, si era detto, avrebbero potuto ‘salvarsi’ anche quest’estate se avessero segnalato alle autorità competenti i manufatti in questione attraverso le procedure di messa a norma previste.

La tolleranza zero sarebbe stata fatta valere da Procura e Capitaneria, però, solo con riferimento a quelle fattispecie che “comportano rischi per l’incolumità delle persone”. Evidentemente, al Tiki-26 gli abusi non erano poi così di poco conto. Sta di fatto che, ancora una volta, gli indagati provano di buttare la palla sul campo dell’amministrazione comunale. Il bagno 26 aveva presentato domanda per costruire in sanatoria i gazebo: “Non ci siamo potuti muovere prima dell’adozione del Piano spiaggia, che è stato licenziato il 27 gennaio. Fino ad aprile non è stato possibile presentare le domande. Per la spiaggia, comunque, servirebbero più concessioni che quelle per tutto il resto della città”, osserva Pagliarani.

Le trattative con il Comune erano in corso: lo dimostra una richiesta da parte degli uffici di integrare la documentazione datata al 19 luglio.
In generale, le divergenze tra amministrazione e magistrati sul tema non sono un mistero. Tra norme aggiornate a lavori in corso e regolamenti comunali ‘difformi’ rispetto alle valutazioni della Procura, la polemica è stata all’ordine del giorno in tempi più e meno recenti. La divergenza di vedute tra Comune e Procura ha riguardato, in particolare, i singoli e fondamentali dettagli dei permessi di costruzione.

Gli imprenditori e i cittadini di turno si sono ritrovati accusati di abuso edilizio, in realtà, anche per avere eretto gazebo e altro osservando anche scrupolosamente le disposizioni contenute nei regolamenti del Comune. La Procura ha sempre ritenuto, contrariamente al Comune, che per erigere i manufatti in questione serva il permesso di costruire con relative procedure collaterali. L’amministrazione comunale invece ha previsto, fin dal 1989, una semplice comunicazione di conformità al regolamento per l’arredo urbano, accompagnata da planimetrie e relazione tecnica.

Forse è per questo che, anche di fronte all’operazione “Tiki 26”, le categorie non se la sentono di richiamare fino in fondo i diretti interessati alle proprie responsabilità. Ecco Giorgio Mussoni, presidente di Oasi Confartigianato ma meglio noto come “il grande capo” dei bagnini riminesi: “Se la magistratura si muove ha i suoi motivi. Detto questo, si poteva aspettare settembre prima di mettere i sigilli. Cosa sarebbe cambiato? In ballo ci sono abusi banali, che fino a qualche anno fa abusi non erano. Il nuovo Piano spiaggia approverà tutte queste strutture. La stagione non è felice, questa è una mazzata”.