Il tempo che fa. Giovedì schiarita sui mercati: a Bruxelles hanno sistemato tutto. Venerdì, bel tempo, si va in alta quota: “Da oggi, trionfa l’estate!”, confermano autorevoli commentatori, non solo filogovernativi: anche di sinistra e di centro. Lunedì, Piove. Prossimi giorni: variabile, Tendenza: al peggioramento.

Chi fermerà la pioggia?’ chiedeva un vecchio ritornello dei Creedence.


Non spetta a me – dice Trichetho già acquistato titoli sui mercati”. “Non spetta a me – dice Barrosoho già prodotto le nuove regole del Patto di Stabilità”. “Non spetta a me – dice Angela Merkel – ho già mandato aiuti alla Grecia”.

Refrain (in coro): “Mettete i conti in ordine!”.

Fatto!”, dice Tremonti.
Fatto!”, dicono i portoghesi, gli irlandesi, gli spagnoli, ecc. ecc.:
Cavo signove, la mia manovva ha vicevuto lodi unanimi in Euvopa…”.

Ma ogni volta che fanno una manovra, succede il contrario di quanto previsto: salgono i tassi sul debito… la spesa per interessi… il deficit… E si ricomincia. Com’è possibile?

Sarà la logica puramente nazionale, del ‘caso per caso’, smentita dall’alto numero di paesi
europei coinvolti
. Sarà la logica puramente finanziaria: i risultati finanziari – anche di uno Stato – non sono la risultante delle tendenze economiche sottostanti? Sarà perché quando – nel migliore dei casi – si invoca la crescita, non si ha idea di come innescarla, nelle particolari circostanze in cui ci troviamo. Fatto sta che c’è qualcosa di profondamente malato nelle istituzioni europee e nei modelli economici in voga in alcuni ambienti.

Eppure l’attuale depressione economica e la grandinata che sta per arrivare non sono
inevitabili. La crescita è possibile subito: tre settimane. Una crisi, com’è questa, da carenza di
domanda – la gente ha paura del futuro e non spende abbastanza, le imprese non vendono abbastanza – è infinitamente più facile da risolvere di una crisi di offerta – hanno bombardato le fabbriche, siamo inefficienti, corrotti … – del sistema produttivo! Date più soldi alla gente (in difficoltà economica) e l’economia ripartirà. I soldi, si stampano.

Refrain (in coro): “Inflazione!” “Iper-inflazione!” “Tutelare i risparmi!” “Cultura della stabilità!” “Caro Gawronski, lei è un ingenuo!” “Populista!” “Se fosse così semplice, non ci avrebbero già pensato!?

Mi viene in mente Palazzeschi:
Mamma mia!
E che poesia
volete che ci sia
dentro un negozio di pizzicheria!
Se aveste detto fiori, o seteria,
se aveste detto in quello di antichità,
certo lì ce ne sarà;
ma non in questo qui,
venite via,
per carità!
Mio caro, siatene persuaso,
per la fretta che avete di giungere alla mèta,
questa volta siete evaso
dal campo del poeta!
Non ce n’è, non ce n’è, restate franco!

Basta, miei cari, basta
Che ci vada il poeta, dietro al banco!

P.S. Per quelli che ragionano ancora come fossimo in tempi ‘normali’, per quelli che pensano che certe cose non si possono fare: Vi invito a riflettere sul meccanismo di trasmissione dalla moneta ai prezzi, all’inflazione. Stampo i soldi, li do alla gente à aumenta la spesa à alle imprese arriva una maggiore richiesta di prodotti. Fin qui ci siamo?! Dopodiché quale impresa – potendo aumentare un fatturato che langue – preferirebbe rinunciarvi, per alzare i suoi prezzi? Questa cosa la fanno solo quando il fatturato è al massimo, quando la capacità produttiva è pienamente utilizzata.

Oggi, siamo lontani anni luce da quella situazione. Dice: “Si, ma una volta ripartita l’economia e risolta la crisi?” È facile ritirare potere d’acquisto dal sistema, prima che arrivi l’inflazione: tasse; tagli alla spesa pubblica e agli sprechi della p.a.; operazioni di mercato aperto della banca centrale; ecc. E NB: un aumento dei prezzi una tantum non è ‘inflazione’: se non si mettono in moto i salari: il che non succede finché ci sono tanti disoccupati in giro.