Non so adesso, ma quando andavamo alle elementari noi, che abbiamo l’età media della classe politica, c’era un’alternanza feroce, fra le bambine: ti faccio amica, non ti faccio più amica. La bambina più popolare poteva, da un giorno all’altro, rimanere sola, mentre le sue marescialle e portacartella, si alleavano per promuovere una nuova “capa”, ridisegnando la topografia degli affetti.

Noi non lo sapevamo, ma si chiamava “ribaltone”. Gianfranco ci sta provando da un pezzo. Ogni volta che il bambino più popolare si litiga la merenda col suo amichetto più piazzato, si inserisce suadente: secondo me sei molto più bravo tu, dice a Bobo. Se vuoi diventare tu il bambino più popolare io ti appoggio e ti appoggia anche il Pier Luigi che fino a ieri vi faceva la guerra. Me l’ha detto a me che ci sta.

Tre contro uno vinciamo noi. Così Silvio, che gli puzzano i capelli e non mi presta mai i suoi mostri, diventa il più sfigato della classe e tu diventi il capo. Ti va? A Bobo non va, vuole “arrivare a fine legislatura”. Il povero Gianfranco, che è uno spilungone, torna all’ultimo banco. Avvilito.

A scuola, come su Fb, non esiste che si rifiuti l’amicizia. Sarà perché, nel virtuale e/o elementare, nessuno ha da guadagnarsi stipendi d’oro e pensioni d’argento.

Il Fatto Quotidiano, 26 luglio 2011