È una storia di piccola rilevanza fra le pieghe di una città sempre più svilita e defraudata del suo passato, unico fiore all’occhiello che gli è rimasto. È, però, anche una storia di grande rilevanza perché dimostra lo strapotere e l’arroganza dei politici nostrani, giovani o vecchi che siano.

Il Regio Teatro San Carlo di Napoli, il più antico teatro operante in Europa, costruito nel 1737 per volontà di Carlo di Borbone (ben 40 anni prima del teatro La Scala) è uno dei Massimi più famosi del pianeta. Il San Carlo venne dotato di una porta d’accesso che consentiva ai sovrani prima, e ai capi di Stato dopo, di passare direttamente dal Circolo Unione (fra i più antichi e prestigiosi del mondo) al Palco Reale. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha sempre dichiarato: “Cultura e San Carlo sono la bella faccia di Napoli”.

Fatta questa premessa, ora, ditemi voi a chi disturbava quella porta? A Salvo Nastasi (che è anche genero di Giovanni Minoli e devoto di Gianni Letta), il quale, fresco di nomina a commissario straordinario per il San Carlo, la fece chiudere. Avrà pensato che sbarrando quella porta si sarebbe fatto il primo passo verso il risanamento del bilancio profondo rosso del teatro? Ah, saperlo…

Adesso Salvo ha ben altre gatte da pelare, come lo sciopero delle maestranze artistiche che venerdì scorso hanno mandato in scena l’opera Pagliacci senza orchestra e accompagnata solo dal pianoforte. E altri ne minacciano a danno della programmazione del Napoli Teatro Festival.

Chi potrebbe aiutarci? Il sottosegretario al Ministero dei Beni Culturali, Riccardo Villari è il destinatario di questa lettera aperta.

Riccardo carissimo,

Visto che adesso sei Sottosegretario ai Beni Culturali sicuramente qualcosa “puoi” fare per il San Carlo. Mi rivolsi già poco tempo fa a Salvo Nastasi e da lui ottenni una risposta che è meglio non rendere pubblica. Approfitto della tua carica per una piccola, inconsueta richiesta, al solo scopo di conservare, almeno per un po’ ancora, un uso antico di una Napoli e di un mondo che non esistono quasi più. E per render felice un elegante vecchio signore che funge da ultimo custode di questo antico mondo.

Ti spiego brevemente: nel Circolo dell’Unione – di cui il vecchio duca don Piero Piromallo Capece Piscicelli di Montebello di Capracotta è presidente e depositario della memoria storica – esiste da sempre una porta che consente l’accesso diretto al Teatro San Carlo. Gli anziani soci tengono molto – a quanto pare – a questo piccola, borbonica “comodità” (così la chiamano).

Da qualche tempo la porta è stata chiusa, per ordine della Soprintendenza e i soci si sono mortificati alquanto. “Perchè non fanno il giro?”, mi dirai tu. E ti do, pure, ragione. Tuttavia, la porta in questione non si apre semplicemente sul Circolo, ma anche, virtualmente, su un mondo scomparso fatto di ricordi borbonici e sabaudi, che desta tenerezza. È una porta di andata e ritorno diretta sul passato, che consente il transito tra tradizione e realtà, tra ieri ed oggi. È un passaggio dalla difficile quotidianità ad un pezzo di storia di Napoli, di quella Napoli, altera ed elegante, che tutti noi sogniamo e rimpiangiamo, tranne Nastasi, evidentemente. L’antitesi di Gomorra, il suo opposto ideale. Quello che tutti noi vorremmo fosse ancora, o ritornasse ad essere la nostra città.

E allora, ti chiedo, da napoletana a napoletano, se “puoi”, per piacere, riapri la porta di uno dei circoli più antichi del mondo; ridai vita ad un antico uso, innocente e sconosciuto ai più e consenti ancora per un po’ che viva un pezzettino, microscopico, del bel tempo di una volta. Farai felici un po’ di vecchi signori e li farai sentire, qualche volta, per qualche istante, ancora importanti, in un mondo che tende a ignorarli.

Ti ringrazio tanto per quello che tu, da gentiluomo del Sud, potrai fare.

Januaria Piromallo