Il fronte del malcontento tra i dipendenti del Comune di Bologna si allarga sempre di più. E per il sindaco Merola il rapporto coi “suoi” dipendenti parte in salita, ad appena due mesi dalle elezioni che lo hanno portato a Palazzo d’Accursio. E dire che appena eletto Merola mise tra i primi punti del suo mandato quello di un buon rapporto con i lavoratori.

I guai più grossi erano iniziati circa due settimane fa. Prima c’era stato lo scandalo dei nuovi uffici comunali chiusi per alcuni giorni per l’allarme legionella, dopo mesi di malori e denunce (spesso ignorate) da parte di molti lavoratori. Poi la bocciatura, da parte della maggioranza delle educatrici, dell’accordo tra Comune e sindacati confederali sugli asili nido pubblici, un accordo voluto dai vertici dei confederali, che prevedeva l’aumento da 4 a 5 del rapporto numero bambini più piccoli per maestra.

Oggi infine i sindacati hanno nuovamente occupato Palazzo d’Accursio, per l’ennesima volta nelle ultime settimane, per protestare contro il taglio al premio di produttività 2010. “In soldoni” i lavoratori aspettano in media circa 1.000-1.200 euro a testa: una specie di quattordicesima che l’amministrazione ora vorrebbe pagare, ma decurtata fino a scendere al 40%.

Una protesta sindacali che da oggi  aggiunge alle combattive Usb anche Cgil, Cisl e Uil. Due manifestazioni separate ma che si sono svolte in contemporanea e con lo stesso obiettivo. Il sindacato di base, guidato dalla combattiva Vilma Fabbiani, ha occupato il consiglio comunale dove era in corso la consueta seduta del lunedì pomeriggio. I lavori dell’assemblea sono stati sospesi, mentre i lavoratori, come la scorsa settimana, hanno innalzato in aria degli indumenti intimi e un cartello con la scritta “Ridateci almeno le mutande”. Dopo circa 45 minuti di estenuanti trattative tra Maurizio Cevenini e la presidente del consiglio comunale, Simona Lembi da una parte, e il sindacato Usb dall’altra, i lavoratori hanno strappato un incontro al sindaco per domani alle 17 insieme a Cgil Cisl e Uil. I lavori dell’assemblea cittadina sono proseguiti.

Poco prima, nel cortile del palazzo, i lavoratori dell’altra manifestazione, quella dei sindacati confederali, hanno contestato l’assessore comunale, Matteo Lepore (delegato al coordinamento dei lavori della Giunta), sceso insieme al direttore generale del Comune Giacomo Capuzzimati a parlare coi manifestanti. Dopo le rassicurazioni di Lepore, che ha parlato di “superare insieme la crisi”, molti lavoratori, nell’imbarazzo di alcuni dirigenti sindacali, hanno alzato la voce e accusato questa amministrazione di essere partita molto male nei rapporti coi dipendenti. “Cominciate col darci il premio di produttività, i nostri soldi, poi parliamo di fare squadra”, ha urlato un lavoratore rivolto all’assessore comunale.

Un’agguerrita lavoratrice, iscritta alla Cgil, ha ricordato la recente delibera della giunta comunale Merola dello scorso 28 giugno che accantona i soldi per i premi di produttività dei dirigenti comunali. Il tutto mentre il premio dei dipendenti, non ancora pagato, è stato decurtato di oltre la metà. “Quei dirigenti comunali per cui avete trovato i soldi”, ha ricordato la stessa lavoratrice all’assessore impietrito, “sono gli stessi che hanno lasciato a Bologna scandali come il Civis, come la legionella”. Poi la stessa dipendente ha proseguito: “Per uscire dalla crisi c’è un modo di destra, come fa il governo, e uno di sinistra. Voi cosa fate? Alle trattative, intanto, mandateci dei dirigenti che non ci prendano in giro”. E via applausi, tanto che al termine dell’assemblea l’assessore e il direttore si sono dileguati in un attimo, anche loro in un discreto imbarazzo.

Eppure non tutta la giunta è sotto attacco dei dipendenti. Pochi minuti prima, mentre l’assessore Lepore era appena sceso tra i lavoratori, il passaggio dell’assessore al Welfare Amelia Frascaroli aveva scatenato un applauso spontaneo tra i lavoratori: “Amelia, abbiamo bisogno di te, qua butta male!”.

Già, butta proprio male. Non è solo il premio di produttività a scaldare gli animi, Loredana Costa della Uil racconta delle regole “alla Brunetta” che al Comune di Bologna vigono dai tempi della gestione del Commissario Annamaria Cancellieri. Per esempio c’è una stretta sui buoni-pasto, in qualche modo con l’inganno: “Abbiamo diritto a un buono, se c’è una pausa effettiva di 30 minuti- spiega Costa – se timbro al minuto 29 (per rientrare a lavoro) perdo il mio buono-pasto di quel giorno”. Ma la stretta sui pasti al Comune non riguarderebbe solo gli adulti.  “Al Comune di Bologna ai fini di ottenere i buoni pasto non è più contata nemmeno l’ora dell’allattamento. Se una donna esce per allattare la legge nazionale prevede che quello sia considerato tempo-lavoro”, spiega la sindacalista Uil, “a Bologna dallo scorso marzo non è più così”.