Li odio! Li odio davvero tutti, quegli orribili spot che, penosi, puntualmente ammorbano il nostro sguardo ormai vinto di telespettatore inebetiti dalla coazione a subire, perfino nei momenti di distrazione, insieme ai jingles d’accompagnamento (puntualmente le più stupide canzoni della stagione, puntualmente tratte dalle compilation, materiale da dj, da fessi con annesso berrettino da baseball), alle facce, sempre quelle, che hanno la pretesa di affermare la non meno detestabile categoria della “simpatia”, della complicità, dell’ammicco, del marchio, del brand. A subire il peggio della comicità.
Vi odio ormai in nome di un bisogno di fantasia, e chi se ne frega delle ragioni del pubblicitario, del copy, del “creativo” (si fa così, tanto per dire!) dell’agenzia che ti garantisce, anzi, prova a spiegarti che “lo spot non deve mai essere più forte del prodotto”: come dire che l’intelligenza, la verve ha il dovere di porsi sempre un tono sotto rispetto al marchio, al brand, a ‘sto cavolo.
Un discorso che vale per la più parte degli spot che hanno la pretesa di portarti immediatamente al negozio, al supermercato, al centro commerciale. Che invidia quindi al pensiero dei rari momenti ormai lontani in cui la pubblicità seppe osare, e qui mi torna in mente un’affissione del 1978 destinata ai ragazzi fissati con la Renault 4 affidata a Wolinski, maestro della satira disegnata del maggio ’68 parigino, dove il passeggero, diretto chissà dove, faceva il gesto dell’ombrello all’indirizzo del benzinaio.
Tutta questa doverosa pippa per dire che l’ultimo spot realizzato dal trio Aldo, Giovanni e Giacomo (per Wind) grida fortemente vendetta. Lo scenario è una spiaggia, e loro, gli ex comici, sono lì in veste di bagnini, così finché non irrompe una piovra ad accanirsi su una sventurata bagnante… No, non posso proseguire, perfino dilungarsi sul racconto, sul soggetto fa male al cuore e all’intelligenza.
Mi dici che lo spot non deve mai essere più forte, più evidente del marchio che sta mettendo in piazza, mi dici così avendo quindi la pretesa di convincermi a indossare le ragioni tue (cioè quelle del marketing), le ragioni del fatturato (sempre tuo, anzi, soprattutto del tuo committente!), ma io, povero spettatore dell’estate 2011, foriera di un vento di depressione pressoché generalizzato (prova a indovinare perché? Dai, provaci, visto che sei così bravo a fare gli spot!), appena intuisco l’arrivo dei bagnini Aldo, Giovanni e Giacomo sulla baia di Formentera (è lì che è stato girato) non posso fare a meno di pensare che la legge dei grandi numeri ha il merito di cancellare carriere, liofilizzarle nel giro di una stagione.
Mi torna in mente il talento del mio concittadino Aldo Baglio (presente nel medesimo spot Wind) quando nei panni di Rolando, intanto che portava le mani fra collo e bocca, lanciava il suo “Non ci posso credere!!!!” È vero, neanche io all’inizio riuscivo a credere che una prestigiosa carriera all’ombra del vaudeville che suscita la risata muovendo dalle emozioni primarie (una caduta, un calcio, una smorfia, un gesto buffo) potesse arrendersi alla dittatura del marketing. Beato chi riesce ancora a riderne.
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Il Fatto Quotidiano, 24 luglio 2011













