“Bzzz…bzzz… vorrei rispondere a una domanda un po’ particolare… una famiglia si trova di fronte alla situazione di un ragazzo che crede o sente di essere una femmina e chiede di essere aiutato a diventare una donna. Questa famiglia mi chiede se è etico effettuare la chirurgia per la riassegnazione del sesso”.

Tra un waka waka e una rassegna stampa, facendo zapping alla radio, queste sono le parole su cui inciampo lo scorso 13 luglio. Controllo la frequenza: 90.5, è Radio Maria. Incuriosita dal gesto di una famiglia che, avendo dubbi sull’eticità del cambiamento di sesso, si sarebbe rivolta alla radio della nuova evangelizzazione, rimango in ascolto.

Nell’ora e mezzo a seguire, la dottoressa (infettivologa presso un ospedale di Milano) e conduttrice del programma radiofonico “Il medico in diretta“, ci intrattiene con un’approfondita campagna informativa sull’ideologia gender – mischiando come al solito il tema dell’identità di genere (cioè il genere con cui una persona si identifica) con quello dell’orientamento sessuale.

“Patologia”, “attrazione erotica”, “confusione dell’identità”, “violenza sulla natura” sono i termini più ricorrenti, ripetuti in maniera martellante con l’obiettivo di istruire le migliaia di fedeli in ascolto. Al contrario, la dottoressa fa molta attenzione a non usare mai il termine “amore”. Parla di Kinsey – l’autore dei rapporti sui comportamenti sessuali maschili e femminili – come la “vittima di una educazione sessuofobica, e di un padre che non aveva una visione sana della sessualità” (lui, il padre di Kinsey!). Il concetto è sempre lo stesso: la differenza uomo donna è dimostrata scientificamente dalla biologia. “La moralità va intesa come il rispetto del biologico sotteso”, dice, lasciando completare agli ascoltatori il ragionamento: “Allora ciò che va contro la biologia è immorale”.

Verso la fine del programma, veniamo messi in guardia sulle “pretese della lobby gender”. Poi, per ribadire il concetto del transessualismo come fenomeno contro natura facendo leva sull’impressionabilità degli ascoltatori, intraprende una descrizione scrupolosa degli interventi chirurgici praticati per cambiare il sesso di una persona, scandendo bene, ad esempio, le parole “castrazione” o “asportazione dei testicoli”. Morale della storia, “bisogna accettare il dono di essere maschio o femmina, rinunciando al delirio di onnipotenza”.

L’invito della dottoressa è alla “tolleranza” e alla “delicatezza” verso chi è “affetto da disforia di genere” – tranello diplomatico per una demolizione dell’altro: io che sono sano, tollero, compatisco e curo te che sei malato.