In occasione dei dieci anni dal G8 di Genova, Amnesty International promuove la sottoscrizione di un appello finalizzato all’introduzione del reato di tortura nel codice penale e di nuove misure volte a garantire una maggiore trasparenza nell’operare degli agenti di polizia.

Un morto, Carlo Giuliani, e le tante storie di violenza in quei giorni in cui lo stato di diritto andò in macerie, fra l’anarchia e la repressione, nella “più grave violazione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”.

Partendo dal 2001, nel corso di questi anni, sono troppe le brutte macchie che coinvolgono agenti di polizia, ponendo interrogativi necessari sul ruolo e sull’etica delle forze dell’ordine in una società democratica. Veri e propri crimini, come nel caso di Federico Aldrovandi, ucciso dagli agenti, o come in quello di Gabriele Sandri, il tifoso a cui sparò un agente della stradale, o forse come nel caso di altre brutte storie, da Stefano Cucchi a Giuseppe Uva.

Nutro grande fiducia nelle forze dell’ordine italiane. Credo che questa fiducia sia legittima e necessaria. Come insegna Pasolini, ai poliziotti si danno i fiori; il rispetto e il riconoscimento sono omaggi indispensabili per chi svolge un mestiere difficile. Ho indelebile l’immagine degli agenti, ragazzi anche loro, nella mia città oppressa dalla guerra di mafia; stavano per strade difficili, con tanta paura e tutto il coraggio. Sono stati proprio quei ragazzi, tempo dopo, a ricordarmi la realtà di un lavoro importante e rischioso, oltre a quello che troppo facilmente si dimentica: l’uso della forza talvolta è un male necessario, e le mele marce esistono dappertutto.

Avere fiducia nelle forze dell’ ordine è essenziale. Credo che proprio alla luce di questo indispensabile affidamento sia necessario riflettere sulle indicazioni degli organismi internazionali a riguardo. Proprio per evitare ambiguità e zone d’ombra, credo sia necessaria maggiore fermezza nell’allontanare con decisione gli agenti condannati. La violenza, dove accertata, non lascia spazio a dubbi o difese.

Una Polizia – rectius – una società finalmente moderna, dovrebbe essere in grado di operare una svolta di vero rispetto dei diritti umani. Utile strumento in tal senso potrebbe essere rappresentato dalle indicazioni del Codice Europeo di etica per la Polizia.

Sento di condividere l’appello di Amnesty proprio e soprattutto per vicinanza alla maggioranza silenziosa dei tantissimi agenti di polizia senza macchia di questo paese. Il rispetto degli standard di tutela internazionali, l’introduzione di maggiori garanzie e di regole e misure per un complessiva trasparenza, sarebbero sicuramente utili proprio alla nostra Polizia per evitare e punire gli abusi e le colpe, favorendo una maggiore sicurezza e un diverso rispetto collettivo.