Stavolta Malagrotta chiude davvero. La discarica più grande d’Europa ha nascosto per decenni l’assenza di qualsiasi strategia alternativa per lo smaltimento dei rifiuti di Roma, inghiottendo ogni anno un milione e mezzo di tonnellate di spazzatura capitolina. L’ordinanza firmata dalla governatrice del Lazio Renata Polverini lo scorso 30 giugno, che ha allungato la vita di Malagrotta per altri sei mesi, dovrebbe essere veramente l’ultima: entro il 31 dicembre l’ottavo colle di Roma chiuderà i battenti. La Polverini ha ottenuto dal Consiglio dei ministri la dichiarazione dello stato d’emergenza: la spazzatura del Lazio è di nuovo commissariata, dopo nove anni di gestione emergenziale, dal 1999 al 2008. Stavolta il commissario, il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro, sarà delegato solamente a “gestire la chiusura di Malagrotta”, spiega la governatrice, “oltre che individuare un sito alternativo” alla megadiscarica.

In realtà la zona in cui dovrebbe sorgere l'”erede” di Malagrotta è già stata indicata dalla stessa Polverini: si tratta dei terreni di Pizzo del Prete, in località Palidoro, un’area agricola a pochi chilometri da Fiumicino. Per realizzare l’impianto però servono almeno tre anni. E allora nel frattempo la spazzatura romana dovrebbe essere smaltita in una serie di discariche “temporanee”. Dalle ceneri di Malagrotta, secondo i piani della giunta regionale, potrebbero sorgere sei nuovi depositi di piccole dimensioni.

La moltiplicazione delle discariche, ovviamente, porta in dote anche la moltiplicazione dei siti inquinati e delle comunità danneggiate, e quindi delle proteste.

Il fantasma della monnezza della Capitale aleggia anche sulle Cave di Quartaccio, un’area a sud del grande raccordo anulare, tra i quartieri di Tor de’ Cenci e Vitinia, finita nel poco ambìto elenco dei siti papabili per il dopo Malagrotta. I cittadini sono già sul piede di guerra.

“In una regione con percentuali ridicole di raccolta differenziata”, denuncia Gualtiero Alunni del Comitato No discarica Quartaccio, “invece di ridurre la quantità di rifiuti non trattati, si pensa ad aprire nuove discariche. Quella del Quartaccio sorgerebbe a pochi passi dalle abitazioni e dalla tenuta di Castel Porziano“.

L’area delle cave si trova all’interno del Parco di Decima Malafede: “Una risorsa straordinaria per la sua ricchezza floreale e faunistica”, spiega Marco Antonini, per anni nel WWF Lazio. “Purtroppo gli scempi che stanno distruggendo questo serbatoio verde – spiega – sono stati commessi dalle stesse istituzioni che dovrebbero difenderlo. Qui hanno costruito di tutto: dal centro di addestramento della Polizia fino ai campi nomadi”. “Mancava – conclude Antonini – solo la discarica”.

di Tommaso Rodano