Il Maestro ha riposto il suono elegiaco degli archi, ha arrotolato i tappeti sul fondo del palco  e quindi ha imbracciato nuovamente la chitarra. Ma di chi stiamo parlando? Diamine! Ma di Franco Battiato naturalmente.

Si chiama Up Patriots To Arms il tour che il cantante siciliano porta in giro nella nostra penisola, dal 15 luglio.

Piano con le definizioni. Cantante a chi? Il “profeta di Milo” è certamente qualcosa di più: regista, autore, pittore, compositore e appunto cantante. Ci si dimentica qualcosa? A prescindere da questo, non esistono dubbi e tantomeno timori nell’affermare che quando si parla di Franco Battiato occorre togliersi la coppola: “Stamu parrannu di nu geniu!”.

La storia non esagera, i fatti neppure. Rivolgendo lo sguardo dentro l’avanguardia musicale di un giovanissimo ragazzo siciliano, si scopre che prima di dare alle stampe Fetus (1972), “il picciotto” si muove tra un locale e l’altro, portando in scena il suono disturbante del rumore: tra croci di legno spaccate e lastre di rame percosse, l’artista anticipa inconsapevolmente i perimetri estetici della musica industriale. Le soluzioni rumoriste appannaggio di gruppi come Throbbing Gristle, arrivano  infatti “soltanto” nel 1974: a conti fatti “le geometrie esistenziali” del cantante catanese non sono un miraggio.

Nel 1979 “Francuzzo” cambia nuovamente pelle e orienta le proprie sperimentazioni dentro il concetto di forma-canzone: L’era del Cinghiale Bianco (1979) strizza l’occhio alla musica pop, il trait d’union tra l’orecchiabilità di certe melodie e gli arrangiamenti sta nell’apparente imperscrutabilità dei testi, divenuti in Patriots (1980) – l’album successivo – socialmente evocativi e, se possibile, maggiormente a fuoco.

La Voce del Padrone sul finire del 1981 rimescola le certezze, non solo del musicista ma anche quelle della canzone italiana stessa. Il cut-up con il quale Battiato monta e rismonta testi e musiche sono un colpo al cuore alle tristi consuetudini cantautorali. Del successo di quel disco inutile parlarne. “Avemu già rittu tuttu!”

“Saltando il fosso” si evita il racconto di una carriera più unica che rara, dischi come Fisiognomica (1988) oppure Come un cammello in una grondaia (1991) mischiano nuovamente le carte, la World Music è a un passo così come la musica classica; canzoni come Povera patria anticipano il futuro di “un Paese devastato dal dolore”.

Inutile raccontare altro, ciò che Battiato ha fatto da quel momento in poi, appartiene al patrimonio artistico/culturale italiano. Un dovere forse – per chi ama la musica – conoscere l’intera discografia dell’artista siciliano: capolavori manifesti come Cafè de la Paix (1993) oppure L’imboscata (1996) sono appannaggio imprescindibile della storia della musica. Potrebbe essere invece un compito – seppur arduo – perlustrare “i mondi lontanissimi” legati a un disco come Dieci Stratagemmi (2004). Addentrarsi invece nei meandri sopiti de Il Vuoto (2007) – l’ultimo album d’inediti – potrebbe regalare soddisfazioni inaspettate.

E giusto perchè un consiglio – anche se non richiesto – “lo si vuol sempre dare”… ricordate che un concerto del Maestro, val sempre il prezzo del biglietto. Perché la musica italiana, mai come in questo caso, è fiera di essere.

9 canzoni 9… di Franco Battiato

Lato A

Aria di Rivoluzione

Mesopotamia

L’Era del Cinghiale Bianco

Up Patriots to Arms

Lato B

Odore di Polvere da Sparo

Strani Giorni

Il Mantello e la Spiga

Il Re del Mondo

L’Ombra della Luce