Il deputato del Pdl Marco Milanese è di nuovo indagato. Ed è la terza volta. Dopo i due filoni delle inchieste sugli appalti Enav, per l’ex consigliere del ministro Tremonti si apre il capitolo Sogei. E’ l’ennesima tegola sull’ex ufficiale della Finanza, a pochi giorni dalla riunione della giunta per le autorizzazione della Camera chiamata a decidere sul suo arresto. Ed è una brutta tegola, che ricorda molto da vicino l’inchiesta sulla “cricca” e sul sistema di affari collegato ai grandi eventi.

Marco Milanese, infatti, è accusato di avere illecitamente procurato alla Edil Ars di Angelo Proietti, anche lui indagato, 25 milioni di euro in appalti in otto anni con la Società generale di informatica. In cambio avrebbe ottenuto la riduzione del prezzo della ristrutturazione – in realtà, secondo l’inchiesta, mai pagata – dell’immobile romano di Via di Campo Marzio, proprio l’appartamento in cui ha vissuto il ministro Tremonti fino a poche settimane fa, quando lo scandalo è arrivato sulle prime pagine dei giornali.

L’inchiesta, ancora una volta, parte dalle indagini del pm napoletano Vincenzo Piscitelli, ma si sviluppa nelle mani del magistrato romano Paolo Ielo. E’ nella capitale, infatti, che si sarebbero configurati i reati di corruzione e finanziamento illecito ai partiti di cui Milanese e Proietti sono indagati, insieme all’ex presidente di Sogei, Sandro Trevisanato. Lo stesso Trevisanato, del resto, è da sempre un fedelissimo di Tremonti, presidente di quella Fondazione delle Libertà finita nell’occhio del ciclone assieme allo stesso Milanese per il giro di nomine sospette che ruotava attorno alla società Eurotec.

Ma torniamo alla Edil Ars. La società di Proietti è un nome noto a Roma: lavora con frequenza sul patrimonio del Vaticano, dall’ospedale Bambin Gesù alla pontificia Università Lateranense, dalla Lumsa fino alla direzione generale dei servizi tecnici di edilizia del Governatorato del Vaticano, come lo stesso Proietti ha detto di fronte ai magistrati. Ma Edil Ars lavora e lavorava molto anche per la Sogei, già censurata in passato dalla Corte dei Conti per i sistemi ‘spicci’ con cui venivano distribuiti gli appalti: 15 milioni tra il 2002 e il 2006, altri dieci milioni tra il 2006 e il 2010. Appalti, dice l’indagine, distribuiti con chiamata diretta e frutto non di logiche di necessità e concorrenza, ma di un “sistema” di cui a beneficiare erano Proietti e Milanese.