Quelle dovute a Indro Montanelli non sono scuse individuali, ma collettive. È la destra italiana, o meglio la “sua” destra, che dieci anni dopo deve cospargersi il capo di cenere e chiedergli perdono. Per non averlo ascoltato quando profetizzava la deriva “da balcone” di quel Caimano travestito da Cavaliere che oggi siede (forse ancora per poco) a Palazzo Chigi, triste dittatorello al tramonto.

Per non averlo seguito, quando decise che nei confronti di Silvio Berlusconi e della sua idea di “politica” (oltre che di “informazione”) non poteva che esserci una contrapposizione senza sconti e senza debolezze. Per non avergli creduto, quando denunciò l’enormità del conflitto di interessi, nodo irrisolto che oggi si rivela per quel che è: un tumore della democrazia.

Per averlo tacciato di cinismo, quando previde una Seconda Repubblica troppo simile (in peggio, peraltro) alla Prima. Per quell’indifferenza, per quei silenzi, per quelle accuse. Per averlo lasciato solo. Per tutto questo è tempo di chiedergli scusa. E di provare a recuperare il troppo tempo perduto.