Facciamo un po’ di chiarezza con il contributo dell’Osservatorio indipendente di Bologna sulle morti sul lavoro. Le vittime sono state finora 345, contro le 292 registrate al 21 luglio del 2010. Ciò equivale a un aumento del 14,8%. Sempre secondo l’Osservatorio, inoltre, le vittime del primo semestre 2011 salirebbero a 650 se venissero tenuti in conto anche i lavoratori deceduti durante i trasferimenti dovuti, appunto, a ragioni professionali o per raggiungere il posto di lavoro.

Seconda considerazione sul calo dell’occupazione, la diminuzione delle ore effettivamente lavorate e aumento delle ore di cassa integrazione: nel periodo nero della crisi economica (2008-2010) le morti sul lavoro sono rimaste per numero quasi immutate. Ma tra il 2010 e il 2011 si è registrato un forte aumento. Quindi: le cifre assolute possono variare secondo il criterio di calcolo, ma la sostanza (e cioè che sono in aumento) è uguale per tutti. E comunque, da qualsiasi calcolo, rimangono sempre esclusi i lavoratori in nero.

Oggi, in questo blog, ho deciso  di ospitare la lettera di Marco Bazzoni. L’unico che ieri, per primo, ha segnalato alle redazioni dei quotidiani che
nell’arco della giornata erano morte ben cinque persone. Quattro operai ed un uomo schiacciato sotto un trattore. Ecco la lettera.

In questa Italia, troppo impegnata ad occuparsi di Berlusconi, della castapolitica, di reality, di veline, calciatori, può accadere che un operaio muoia sul lavoro, che il cognato che l’aveva assunto “in nero” occulti la morte e la faccia passare per un incidente stradale, e che la maggior parte dei media nazionali non dica una sola parola sull’accaduto!

Poi però accade, che quando l’Inail pubblica il suo Rapporto annuale, in cui ci annuncia che nel 2010 (stime provvisorie e non dati certi, per averli dovremo aspettare ottobre 2011) le morti sul lavoro sono scese per la prima volta dal dopoguerra sotto quota 1000 –  per essere esatti 980 -,  i media nazionali diano ampio spazio alla notizia. Ma lo sanno tutti come i dati  sulle morti sul lavoro siano fortemente sottostimati.

I mezzi d’informazione avrebbero il dovere morale di parlare di queste vicende, e non dovrei essere neanche io a dirgli di farlo. Quando ho letto la notizia, ho provato rabbia, amarezza e disgusto per l’accaduto, e sono certo di non essere l’unico ad avere provato queste sensazioni! Il cognato lo dovrebbero mettere in galera e buttare via la chiave. Saluti.

Marco Bazzoni, operaio metalmeccanico e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, Firenze