L’Ue adotta una nuova direttiva sul trattamento delle scorie radioattive che prevede il loro stoccaggio in maxi depositi “sicuri” a oltre 100 metri di profondità. Per costruirli, gli Stati dovranno pubblicare progetti dettagliati che passeranno al vaglio di Bruxelles e gli abitanti del luogo dovranno essere informati su tutto. Ma secondo le associazioni ambientaliste, l’Europa non fa altro che spazzare sotto il tappeto la “polvere nucleare” delle sue 143 centrali. Inoltre la direttiva non mette al bando l’export delle scorie fuori i confini Ue. Battono le mani Ungheria e Bulgaria, che potranno continuare a mandare i loro rifiuti radioattivi in Russia, dove di certo non valgono le norme di sicurezze europee.

La direttiva “Radioactive waste and spent fuel management” è stata accolta con gioia dal commissario Ue all’Energia Guenther Oettinger: “Dopo anni di inattività – commenta – l’Unione Europea per la prima volta si impegna a smaltire in maniera definitiva le scorie nucleari”. Ma gli ambientalisti sono sgomenti. Greenpeace parla di decisione “miope e folle”, soprattutto perché le esportazioni di scorie fuori Europa continueranno come prima. A dire il vero lo scorso novembre la Commissione ci aveva provato a proibirle, proposta appoggiata anche dal Parlamento europeo il 23 giugno. Ma le speranze degli ambientalisti si sono infrante contro il niet del Consiglio Ue, l’istituzione megafono degli interessi degli Stati membri. Detto addio alla messa al bando totale, ci si deve accontentare di un rafforzamento degli standard di sicurezza sia nei trasporti che nei depositi finali.

Proprio il trasporto delle scorie è una questione molto delicata in Europa, con convogli carichi di bidoni radioattivi che partono alla chetichella in piena notte e all’insaputa delle comunità che attraversano. E’ il caso dei treni blindati che partono dalla stazione di Saluggia vicino Vercelli per raggiungere La Hague in Francia dove ci sono gli impianti di trattamento. A Saluggia si trova l’impianto Eurex e il deposito Avogadro che insieme contengono l’85% delle scorie radioattive italiane. Greenpeace è intervenuta lo scorso giugno in Belgio bloccando il passaggio di altri convogli radioattivi provenienti dall’Olanda e diretti sempre in Francia, terra madre del nucleare made in Europe.

“Adesso l’Ue non fa altro che delegare ad altri oltre confine il problema dello smaltimento delle scorie, condannando i cittadini europei al continuo rischio dettato dal passaggio di questi convogli radioattivi”, ha detto Jan Haverkamp esperto nucleare di Greenpeace Europe. “Paesi come Bulgaria ed Ungheria potranno continuare a esportare le loro scorie in Russia”, alla faccia degli incendi di vaste proporzioni scoppiati vicino al principale reattore russo, nella regione di Nizhny Novgorod, che la scorsa estate hanno fatto tremare il Cremlino.

Ad oggi in Europa gli impianti nucleari sono 143 dislocati in 14 Stati (su 27) con una produzione di scorie stimata in 50mila metri cubi l’anno, il 15% del quale ad alto rischio (dati Foratom). Gli Stati membri, responsabili della sicurezza nucleare all’interno dei propri confini, stanno accumulando le scorie radioattive in bunker in superficie o in magazzini, dove rimangono per decenni a raffreddare. Ora l’Ue, con la nuova direttiva, imporrà che vengano stoccate in “profondi depositi geologici”, bunker sotterranei profondi da 100 a 700 metri e dalle pareti rivestite di granito. Il problema è che al momento simili depositi in Europa non esistono, e la Commissione stima che per costruirli ci vogliano almeno 40 anni.

Ad ogni modo la nuova direttiva entrerà in vigore il prossimo agosto e dovrà essere recepita dagli Stati Ue entro due anni, con eventuali progetti di bunker di stoccaggio da presentare entro il 2015. “L’Ue deve chiedersi se può pensare a un futuro senza energia atomica”, aveva dichiarato il commissario Oettinger il giorno dopo il disastro di Fukushima, convinto che “la sicurezza viene prima di tutti gli altri interessi”.