Li divide soltanto un’ora di esosa tratta dell’Alta Velocità ferroviaria. Giuliano Pisapia e Virginio Merola, il neo sindaco di Milano e il neo sindaco di Bologna, s’incontrano venerdì 22 luglio alla Ca’ Ghironda di Zola Predosa in provincia di Bologna per un faccia a faccia tra assessori e giunte, organizzato dalla fondazione di Walter Veltroni Democratica- Scuola di politica, che sa di pragmatica realpolitik.

Sfilano i signori dai sogni infranti del centrosinistra alle ultime trionfanti elezioni amministrative. Da un lato la riscossa della sinistra sinistra, dall’altro il restyling dell’ottuagenario Pci bolognese, ora Pd. Pisapia e Merola investiti dal voto popolare delle primarie prima, del vento di riscossa tardo primaverile, antiberlusconiano modello fronte popolare poi.

La storia siamo noi e nessuno si senta offeso, cantava De Gregori, ma la politica, quella vera che si decide nel post sbornia elettorale, è una cosa seria. Altro che proclami, slogan, rivoluzioni ed utopiche incertezze. Dietro l’angolo c’è sempre la decisione impopolare, la delibera di giunta che scontenta la base, il dietrofront che lascia a bocca aperta anche i fan più incalliti.

Giuliano e Virginio non la prendono di certo larga, ma ci arrivano in modi e con tempi diversi. Un po’ perché Milano ha ancora la grandeur della città finanziaria e della moda (lì l’assessore alla cultura è anche quello della moda e del design), un po’ perché Bologna sembra sempre più la città dei tortellini al ragù, ma in nemmeno due mesi di provvedimenti comunali il primo ne spara una e bella grossa, il secondo ne inanella tante e piccole da perderci il sonno.

Nominato l’Udc Tabacci come assessore al bilancio e una buona sequela di uomini curiali in posti chiave per il futuro della giunta, Pisapia incappa nella madre di tutti i provvedimenti di realpolitik: l’Expo 2015. Fortemente avversato da ogni singolo elettore del centrosinistra milanese, e forse perfino da qualche elettore meneghino di centro e di destra, la monumentale operazione fieristica su cui la Moratti aveva perso la faccia, viene votata con fierezza, senza nemmeno il montanelliano naso turato, in quattro e quattro otto alla prima uscita ufficiale di giunta.

Un altro milanese doc come Massimo Boldi avrebbe detto “bestia che figura”, ma la politica è pragmatismo, è lacrime e sangue, è scelta adulta. Pisapia porta a termine i progetti della Moratti per paura della “penale” che il Comune di Milano avrebbe potuto pagare. Una volta passati dal via, meglio incassare gli euro, invece di sborsarli per le bizze popolari e populiste sugli sprechi dell’amministrazione pubblica tanto di moda (o fashion?).

A Bologna l’aria che tira non è tanto diversa, anzi è anche peggio. Non che Merola avesse promesso mari e monti. Semmai voleva e doveva discostarsi dalla rude commissaria Cancellieri, uno sceriffo dal grilletto reazionario più facile di quello cofferatiano. Invece l’ex presidente del quartiere Savena ed ex assessore all’urbanistica, forte di una campagna elettorale contrassegnata da tante simpatiche gaffe, subito inciampa sulla questione delle coppie sposate (per la cronaca: più avvantaggiate nelle graduatorie comunali di quelle di fatto) poi cade letteralmente dentro alle vaschette dell’aria condizionata delle torri comunali di Liber Paradisus, piene di batteri di legionella.

Ecco cosa si racconteranno venerdì a Zola Predosa i due neosindaci e le relative giunte: come si fa a mettere in scacco il proprio elettorato dopo neanche sessanta giorni di governo. Se si rivotasse adesso, infatti, il gradimento di Pisapia e Merola sarebbe in forte ribasso. Se si rivotasse oggi in molti preferirebbero quei politici che quando si attua la realpolitik sono più realisti del re. Se si rivotasse ora, ma proprio ora, per entrambi ci vorrebbe anche solo un centesimo della munnezza che De Magistris sta raccogliendo in strada a Napoli. Questa sì che è pragmatica realpolitik.