Tutto in 15 giorni. Era il 4 luglio quando è iniziato lo scandalo. E oggi, 19 luglio, Rupert Murdoch in persona, altrimenti conosciuto come lo Squalo, il genio malvagio dell’editoria, è costretto a presentarsi davanti al Parlamento britannico per rispondere del comportamento criminale del suo gruppo.

Tocqueville diceva che gli americani sbagliano come tutti gli altri, ma la veloce riparabilità degli errori è la forza della loro democrazia. Vale anche per gli inglesi e lo tocchiamo con mano in questo scandalo, il più grande del dopoguerra, qualcosa che potrebbe rivelarsi per Cameron quello che il Watergate fu per Nixon. È questa la forza della più vecchia democrazia liberale d’Occidente. La capacità di fare pulizia, di dare voce all’indignazione popolare, quando la vergogna raggiunge le poltrone del potere. Chi sbaglia paga. Se c’è del marcio in Gran Bretagna, va estirpato.

E forse è proprio questa la chiave di lettura di tutta la vicenda: quando il Guardian ha rivelato che i cronisti di Murdoch avevano messo sotto controllo il cellulare di una ragazzina tredicenne scomparsa e poi ritrovata morta dopo 6 mesi è stato troppo. Non era più solo una vicenda di gossip e di vip. Era il 4 luglio, la goccia che ha fatto traboccare il vaso. E la cronaca di questi 15 giorni è il racconto di come un popolo intero lotti per riappropriarsi della propria dignità e pretenda rispetto e spiegazioni. E come il potere sia costretto a dargliele, senza potersi rifugiare in scappatoie legali, in cavilli e interpretazioni. La successione degli avvenimenti è stata così veloce che sembra davvero il Regno Unito non veda l’ora di fare piazza pulita e di voltare pagina.

Ricapitoliamo gli ultimi 15 giorni: arrestato Andy Coulson, ex portavoce di Cameron e direttore del giornale News of the World. Chiuso nel giro di una settimana il giornale, fondato nel 1843: trecento tra giornalisti, poligrafici e amministratori sono stati licenziati e le foto della redazione deserta, con i telefoni abbandonati sui tavoli, gli scaffali vuoti, i ventilatori accatastati, le sedie vuote, sono la rappresentazione tangibile della catastrofica catarsi.

Arrestato anche l’ex vicedirettore Neil Wallis. Dimissionata e poi arrestata la potentissima zarina del gruppo, pupilla di Murdoch, la rossa Rebekah Brooks. Indagato James Murdoch. Raffica di fermi (una decina) e interrogatori per i vertici di News International, che secondo l’accusa non potevano non sapere. Ieri infine le dimissioni del capo di Scotland Yard, il baronetto sir Paul Stephenson, accusato di aver accettato una vacanza da 12 mila   sterline in una Spa a spese del gruppo Murdoch. In cambio di cosa? La polizia è finita nel tritacarne perché i cronisti avrebbero pagato tangenti ai poliziotti per avere informazioni sui vip da spiare.

A ruota anche le dimissioni del vice di Scotland Yard, John Yates. I 15 giorni che hanno sconvolto la   Gran Bretagna faranno rabbrividire i garantisti nostrani. Dalle nostre parti, dove è norma eleggere in Parlamento plurinquisiti e dove si discute da giorni se autorizzare l’arresto di un magistrato e deputato (doppiamente grave la sua posizione, se fossimo altrove) come Alfonso Papa accusato di aver informato i suoi amici su indagini e inchieste in corso.

La filosofia del niente arresti senza processo, niente dimissioni se non è provato in Cassazione che sei colpevole si scontra contro l’etica protestante che è un tantino diversa. Il comportamento etico ha altre regole. Non si può negare l’evidenza e non ci si prova neppure. Anzi, al contrario il premier Cameron è stato costretto a presiedere al Question Time più difficile della sua vita. La settimana scorsa la tradizionale audizione del mercoledì, quando il premier si presenta alla Camera per rispondere alle domande dell’opposizione, è stata una sorta di seduta collettiva di psicoanalisi.

In quell’agone, che è la sostanza stessa e la massima rappresentazione del sistema democratico anglosassone, Cameron ha provato a dire che il suo ex portavoce Coulson è da ritenersi innocente fino a prova contraria, ma il boato che ha coperto la dichiarazione lo ha costretto velocemente a scusarsi e assumersi pubblicamente ogni responsabilità per aver scelto la persona sbagliata.

È la stessa etica per cui Murdoch ha comprato intere pagine sui principali quotidiani anglosassoni per scusarsi pubblicamente. “We are sorry” a lettere cubitali e poi a mano la firma a mano dello Squalo: “Ci scusiamo per i gravi torti che sono stati fatti”. E per cui il giorno dopo, altre inserzioni per annunciare che News Corp avrebbe collaborato alle indagini della polizia e “non lascerà spazio per nascondersi” a chi abbia commesso azioni illecite.

È la stessa etica per cui nell’ultima prima pagina di News of the World si legge: “Abbiamo perso la strada. Grazie e addio”. Giornalisti, politici e poliziotti, pare che siano in molti ad aver perso la strada. Ma la gente la vuole ritrovare velocemente. “Trasformiamo questo disastro in un’opportunità” ha detto il padre della ragazzina scomparsa. E la madre ha pronunciato parole che hanno commosso il paese: “Per la prima volta penso che la morte di Milly sia servita a qualcosa. Sapevo che la gente avrebbe detto basta a questo schifo”. Anche da noi la gente dice basta allo schifo nostrano. Ma poi le cose vanno a finire sempre in un altro modo.

Il Fatto Quotidiano, 19 luglio 2011