“Sono sereno, non ho nulla da temere: si chiarirà tutto”. Così Filippo Penati commenta l’indagine a suo carico avviata dalla procura di Monza per concussione, corruzione e finanziamento illecito ai partiti. Il vicepresidente del Consiglio regionale si è messo a disposizione della procura di Monza. “Ringrazio il mio partito per il sostegno che mi ha immediatamente manifestato. Non ho nulla da temere sono certo che tutto verrà chiarito”, ha detto. Mentre Pierluigi Bersani attende che “la magistratura faccia il suo mestiere per accertare questa vicenda. Credo che alla fine sarà in condizione di verificare che sono cose senza fondamento”.

Messaggi di solidarietà, di fatto, sono arrivati da tutti i partiti. Escluso l’Idv, che ne ha chiesto le dimissioni. “Auspichiamo che Penati voglia fare un passo indietro, lasciando l’incarico di vice presidente del Consiglio regionale lombardo”, ha detto Gabriele Sola, vice capogruppo regionale dell’Italia dei Valori.  Mentre il presidente del consiglio, il leghista Davide Boni, ricorda che  “le dimissioni rientrano nella sfera dell’opportunità, è una questione totalmente personale”. Maurizio Lupi, vicepresidente del Pdl alla Camera, invece, si dice certo che “Penati saprà dimostrare la sua assoluta estraneità rispetto alle accuse che gli vengono mosse”, ha detto.  ”Non ho alcuna intenzione diiscrivermi al partito di chi gioisce quando la giustizia colpisce gli avversari. Conosco Filippo Penati e lo stimo come uomo e come politico. Mi auguro che la magistratura svolga il proprio lavoro velocemente e al riparo da pericolose strumentalizzazioni”.

L’augurio di saper “dimostrare la sua estraneità ai fatti” è arrivato anche dal presidente della Provincia, Guido Podestà.  “Il garantismo impresso nel mio Dna, come in quello del Pdl, mi porta, del resto, a considerare la presunzione d’innocenza una prerogativa di tutti i cittadini che non può procedere a giorni alterni e a secondo del colore politico delle persone oggetto di indagini. Attendo, quindi, che le autorità inquirenti completino il loro lavoro, certo che vi sarà per ognuno la possibilità di fare chiarezza sul proprio operato”.

L’iscrizione di Penati nel registro degli indagati è stata oggetto anche di un duro scambio a Montecitorio tra Dario Franceschini e Marco Reguzzoni. Durante la discussione sul dl rifiuti, il capogruppo del Pd ha accusato la Lega di aver scambiato il voto per salvare Alfonso Papa con l’emergenza in Campania. Il capogruppo del Carroccio ha replicato: “Voi siete stati colpiti dall’avviso di garanzia al capo della vostra segreteria a Penati, e state mettendo le mani avanti. Quello che mi ha offeso e ha offeso l’intelligenza di chi ci ascolta è l’insinuazione che ha voluto fare mettendo le mani avanti sul voto di Papa”, dice il capogruppo leghista rispondendo al collega del Pd. Franceschini, accusa, “sta mettendo le mani avanti, sta preparando un colpo dei vostri parlamentari pronti allo scrutinio segreto. La nostra posizione è precisa, mentre quello che si sentiva nei corridoi dei vostri deputati”, ha insinuato. Penati, però, non è più capo della segreteria politica di Pierluigi Bersani dal 16 novembre 2010, da quando si dimise a seguito della sconfitta del candidato del Pd alle primarie, Stefano Boeri, contro Giuliano Pisapia.