Tutti auspichiamo la nascita del famoso terzo polo della tv generalista. La 7 sono dieci anni che ci fa inutilmente sperare. Il bipolarismo, Rai-Mediaset, continua imperterrito. Lo dimostra il bando del ministro Romani per l’assegnazione dei sei multiplex nazionali sul digitale terrestre. Le regole sono scritte alla perfezione per Rai e Mediaset, per garantire loro le frequenze migliori. Il bando sembra fatto apposta per escludere Sky dalla competizione. Sky, per le entrate (abbonamenti e pubblicità) è già di fatto il terzo polo, ma rimane ancora una tv d’élite. I tentativi fatti per creare un palinsesto generalista (SkyUno) sono tutti naufragati nonostante i vari Fiorello, Panariello, ultimo arrivo Simona Ventura.

La 7 nacque con Colaninno e Pellicioli (messi a capo di Telecom dal governo D’Alema), che acquisirono Tmc da Cecchi Gori. La serata di inaugurazione, condotta da Fabio Fazio, portò la tv in prima serata a toccare il 14% di share (record d’ascolto della tv). Tra le prime cose che fece B., dopo essere tornato a Palazzo Chigi, fu quella di dare la compagnia telefonica a Tronchetti Provera, che infranse i sogni del terzo polo annullando i vari contratti tra cui quello di Fazio. La 7 navigò alla media del 2% di share fino all’arrivo di Mentana al timone del Tg.

L’amministratore delegato Giovanni Stella, tra maggio e giugno, dichiarava in lungo e in largo: “Uno o due, tra Santoro, Gabanelli, Floris e Fazio, verranno a La 7”, e in una memorabile intervista al Fatto: “Sto sotto il banano-Rai aspettando che scendano i macachi-conduttori”. La parola d’onore (grazie alla quale Santoro aveva deciso di interrompere il rapporto con la Rai), non fa parte del mercato televisivo, soprattutto quando B. (vedere alla voce conflitto di interessi), minaccia di intervenire sulla manovra per inserire la clausola “obblighi di servizio universale”, cioè sottrarre a Telecom, a beneficio di tutti i concorrenti, la rete che porta il cavo telefonico in tutte le case. Stella, quando è sceso il macaco-Santoro, si è fatto trovare distratto. Che combinazione! L’unica novità è l’arrivo di Saviano. Una rondine non fa primavera.

Il Fatto Quotidiano, 20 luglio 2011