Era scomparso dalle cronache per alcune settimane il nome di Alberto Tedesco. Il senatore del Pd attende da febbraio che il Senato si pronunci sulla richiesta di arresto della procura di Bari che con il tempo il Riesame ha trasformato in domiciliari. Ma è la coincidenza che ha fatto gridare allo scandalo, perché palazzo Madama sarà chiamato a decidere dell’ex assessore alla sanità della prima giunta Vendola, indagato per corruzione, concussione e turbativa d’asta, proprio mentre la Camera voterà sulle sorti di Alfonso Papa. Un voto in contemporanea inedito e ricco di interpretazioni su possibili scambi in corsa: la salvezza dell’uno in cambio della salvezza dell’altro.

Il Pd si dice “compatto” nel dire si’ all’autorizzazione all’arresto dell’uno e dell’altro per fugare ogni dubbio di accordi sottobanco. “Noi ci opporremo sia qui alla Camera che al Senato – ha spiegato il segretario Bersani – al voto segreto, e siamo favorevoli a che sia concessa l’autorizzazione all’arresto” tanto per Papa quanto per Tedesco. “Noi terremo ferma questa posizione su cui il Pd è compatto – ha concluso Bersani – i problemi sono dall’altra parte come capisce chi mette l’orecchio a terra”.

Sulla stessa linea anche la capogruppo al Senato dei Democratici, Anna Finocchiaro: “Il gruppo del Senato questa mattina nella Conferenza dei capigruppo ha chiesto che il Senato si pronunciasse sulla richiesta di arresto per il senatore Tedesco in contemporanea con il voto della Camera sulla richiesta di arresto per l’on. Papa. Ci sembra il modo più trasparente per affrontare un passaggio delicato e per evitare qualsiasi strumentalizzazione. Domani proporrò al mio gruppo di dire sì, nell’aula di Palazzo Madama, all’autorizzazione a procedere agli arresti domiciliari del senatore Alberto Tedesco. E’ ovvio che ci opporremo a qualsiasi richiesta di voto segreto perché tutto avvenga pubblicamente e venga fugato ogni dubbio su possibili ‘inciuci'”.

Già, gli inciuci. Perché se certamente non sarà l’opposizione a chiedere il voto segreto, non è detto che i “franchi tiratori” non riescano a fare fallire l’impegno di trasparenza speso pubblicamente dai vertici del partito. E così, sia alla Camera che al Senato il voto finale potrebbe essere un doppio no. Una situazione irritante per il Pd, già irritato – dicono le agenzie – dall’anticipazione del voto su Tedesco, che sembra essere stata decisione autonoma del vicecapogruppo al Senato Nicola Latorre. E siccome è probabile che anche al Senato, come alla Camera, la maggioranza chiederà il voto segreto, il timore è che un provvidenziale ‘cortocircuito’ salvi in un sol colpo estivo sia il deputato del Pdl che il senatore democratico. Con buona pace della lotta ai privilegi della Casta.