Archivio cartaceo | di Stefano Feltri | 19 luglio 2011
NTV, prima di far partire i treni
Montezemolo ha già fatto l’affare
C’è chi sostiene che Luca di Montezemolo non farà mai politica attiva e che tutto il suo impegno civico non sia altro che una forma di lobbying a favore dell’unica attività che davvero gli interessa: i treni. Cioè la Nuovo trasporto viaggiatori, la più ambiziosa delle avventure di Montezemolo come imprenditore. Ma c’è anche chi obietta che l’affare, Montezemolo, l’ha già fatto, perché ancora prima che i treni rosso Ferrari (più o meno) della Ntv inizino a calcare le rotaie, il valore della società si è già moltiplicato di parecchie volte. Quindi potrebbe uscire già ora dall’investimento, vendendo le sue quote. E puntare, libero da conflitti di interesse, a palazzo Chigi.
L’annuncio ufficiale delle bellicose intenzioni ferroviarie di Montezemolo arriva a gennaio del 2007: Ntv comunica di voler sfruttare le linee dell’alta velocità, appena completate, approfittando di una legge del 2003 che liberalizza il settore: la rete, cioè i binari, resta pubblica, controllata da una società delle Ferrovie dello Stato che si chiama Rfi, ma diversi operatori possono competere tra loro nell’offerta del servizio. A fine 2006, il 29 dicembre, Ntv ha presentato al Ministero dei Trasporti la richiesta della licenza ferroviaria. Un passaggio in apparenza solo burocratico ma che – come vedremo – vale oro.
L’esito della domanda non era scontato: visti i costi previsti (che poi si moltiplicheranno in maniera esponenziale, da circa quindici miliardi originari a quasi novantasette), nel 1991 l’Alta velocità viene concepita a uso esclusivo dei treni di Stato: dalle casse pubbliche escono i soldi per costruirla, nelle casse pubbliche torneranno i ricavi ingenti che si sperava avrebbero generato e che l’avvio dell’esperienza dei Frecciarossa sulle tratte più redditizie sembra confermare. La delibera numero 971 dell’Ente Ferrovie dello Stato, con data 7 agosto 1991, stabilisce che «l’esercizio e l’utilizzo delle infrastrutture realizzate dalla società concessionaria è riservato, in via esclusiva, alla gestione unitaria dell’Ente Ferrovie dello Stato». Ma vent’anni dopo, quando al governo c’è il centrosinistra di Romano Prodi, si è affermata una logica di liberalizzazione del mercato e quindi la richiesta di Ntv viene accolta. [...]
Se Montezemolo arrivasse mai a Palazzo Chigi dovrebbe prendere decisioni che hanno un impatto inevitabile sul settore ferroviario e quindi sull’azienda di cui è socio, non c’è blind trust che tenga da questo punto di vista. L’opzione più drastica, è quella di liquidare l’investimento, cioè di vendere le quote. A chi? I francesi di Sncf si sono impegnati a non salire oltre il 20 per cento del capitale sociale. E Montezemolo, davanti alla Commissione trasporti della Camera, ha promesso: «Voglio affermare, con assoluta chiarezza, che la quota del 20 per cento detenuta dalle ferrovie francesi non crescerà. Se succedesse perderemmo in credibilità noi imprenditori italiani, che ci siamo spesi su questo punto, anche se dobbiamo tener presente che tra alcuni anni dovremo cominciare a parlare di un mercato unico europeo, ma questo è un discorso che non vale solo per le ferrovie». La soluzione più semplice sarebbe ovviamente vendere a uno degli altri soci, magari all’amico Diego Della Valle che di liquidità certo non manca. Ma anche così, come nell’ipotesi che le quote venissero rilevate da Banca Intesa, il distacco non verrebbe percepito come totale, visto che i rapporti tra Della Valle e Montezemolo non si interromperanno certo se Italia Futura diventerà un partito con il presidente Ferrari come leader. Comunque Montezemolo, se trova il compratore giusto, può vendere senza rimpianti. Dopo che nel capitale di Ntv sono entrate anche le Assicurazioni Generali, di cui Della Valle è consigliere di amministrazione, il primo azionista della compagnia con il 33,5 sono le holding Mdp che raccolgono le quote paritetiche di Montezemolo, Della Valle e Punzo.
Il sistema di controllo è complesso e ingegnoso, più sicuro di un patto di sindacato (cioè gli accordi parasociali che vincolano tra loro i soci). Ci sono altre quattro società: Mdp1, Mdp2, Mdp3, Mdp4 (quest’ultima è una scatola vuota e inattiva), ognuna con percentuali diverse di Ntv ma che sommate arrivano al 33,5 per cento. Le tre mdp hanno lo stesso azionariato: un terzo alla Fa.Del. riconducibile a Diego Della Valle, la S.I. Sistemi Imprenditoriali di Gianni Punzo e la Mcg, la scatola societaria della famiglia Montezemolo. Le azioni sono tutte di proprietà dei due figli, Matteo e Clementina, che ne detengono il 50 per cento a testa. Ma entrambi hanno concesso in usufrutto al padre il 90 per cento delle quote. In caso di passaggio alla politica, quindi, per Luca di Montezemolo basta rinunciare all’usufrutto restituendo le azioni ai due figli che ne detengono la “nuda proprietà”. Si può discutere se questo basti a evitare il conflitto di interessi, ma dal punto di vista formale sarebbe tutto a posto.
C’è però un punto da chiarire: quanto valgono le quote di Ntv in mano a Montezemolo? Due premesse: la società non è quotata, quindi non c’è un prezzo per azione fissato dal mercato, e non genera ancora ricavi, quindi non si possono applicare gli abituali metodi di calcolo che partono dalle performance di un’azienda per stabilirne il valore.
Bisogna quindi basarsi sulle valutazioni fatte da chi ha deciso di investirci. Intesa Sanpaolo ha in bilancio la sua quota del 20 per cento a 50 milioni di euro, il che implica una stima del valore della società a 250 milioni di euro. I francesi di Sncf, che sono diventati azionisti quando il capitale sociale era già cresciuto, nel bilancio 2010 attribuiscono al loro 20 per cento un valore di 75 milioni di euro (era 80 nel 2009, poi le perdite di Ntv hanno richiesto una svalutazione), quindi una stima dell’azienda a 375 milioni. Visto che Montezemolo ne controlla circa l’11 per cento (un po’ meno se si tolgono dal conto le azioni di Mcg che già ora sono in mano ai figli), si può calcolare che le sue quote di Ntv valgano intorno ai 41 milioni. Le società Mdp non hanno sottoscritto gli aumenti di capitale per tutto quello che la loro quota comportava, infatti la loro partecipazione in percentuale si è ridotta consentendo però di realizzare utili notevoli, vendendo i diritti di opzione agli altri soggetti che invece hanno versato il grosso dei soldi.
La Mdp1, quella che controlla il grosso delle quote dei tre fondatori, nel solo 2009 con questo sistema ha realizzato un utile di 11,4 milioni di euro, l’anno prima l’utile era stato di 13,5 milioni di euro. Ntv si è quindi già rivelata un buon affare per Montezemolo, Della Valle e Punzo due anni prima che Italo iniziasse a calcare le rotaie dell’alta velocità.





