Provano a spiegarmi a lungo cosa stanno realizzando, con grande entusiasmo.

Creano atomi artificiali con le caratteristiche desiderate, da impiegare per tutte le tecnologie collegate al teletrasporto quantistico. Fanno crescere in un reattore sperimentale cristalli di semiconduttore di pochi nanometri da utilizzare per Led, Laser e applicazioni mediche. Realizzano punti e pozzi quantici in maniera sempre più precisa,  per le esigenze delle nuove ricerche sulle cellule fotovoltaiche e i futuri computer quantistici.

Di tutto questo e molto altro si occupa il gruppo di scienziati guidato da Emanuele Pelucchi, laureato al Politecnico di Milano e da quattro anni Senior Researcher al Dipartimento di Fotonica del più importante istituto di ricerca d’Irlanda.

Già da tempo questo paese ha deciso di puntare sulla ricerca scientifica come punto di forza del proprio sviluppo. Nel centro dove lavorano Pelucchi e la sua squadra, i finanziamenti (pubblici, privati e comunitari) sono molto alti, il merito è indispensabile e i risultati vengono monitorati ogni anno con grande attenzione da valutatori indipendenti.

Degli atomi artificiali si occupa in particolare Valeria Dimastrodonato, un’altra italiana. Nonostante in alcuni altri istituti sparsi per il globo si tenti di ottenere punti quantici in maniera controllata, è il sistema di Valeria che sta raggiungendo il primato mondiale in termini di precisione e riproducibilità.

Gli appassionati di fantascienza e quelli di cristalloterapia ne sarebbero entusiasti, perché le strutture cristalline create da questa giovane ricercatrice assumono autonomamente l’aspetto di piramidi miniaturizzate, di proporzioni quasi perfette, che riescono a “generare” e proiettare dal loro vertice  singoli fotoni nello spazio: in pratica il fascio di luce più sottile che si possa realizzare.

Con Valeria ed Emanuele lavorano altri due italiani, per un totale di quattro nostri connazionali su un gruppo di otto persone. “Non li ho scelti certo per la loro provenienza” specifica Pelucchi. “Io sono qui per ottenere risultati e ho la responsabilità sui miei collaboratori, che devono essere sempre i migliori del settore. Ma in questo momento dall’Italia arrivano maree di laureati e ricercatori, brillanti e desiderosi di fare ricerca, e per questo la percentuale degli Italiani negli istituti esteri aumenta continuamente.”

“Nessuno di noi probabilmente tornerà in Italia”, mi confermano. “Anche se ci sono ancora delle eccellenze qua e là, l’intero sistema-università è in sostanziale involuzione e la logica è troppo spesso quella del favoritismo, dell’accondiscendenza e della rassegnazione. E i fondi della ricerca poi sono sempre meno e mal distribuiti. Qui tutto funziona per merito. In Italia il privilegio vince con frequenza disarmante.”

di Mauro Longo, giornalista freelance in Irlanda