Alla fine l’incubo si è materializzato nelle parole lapidarie dell’amico e alleato di ferro che su Alfonso Papa non ha molti dubbi. Il connivente di tutte le leggi ad personam ha detto “in galera” per l’uomo della P4: per Berlusconi e banda governativa è scattato il panico per l’inizio di un giudizio universale da cui nessuno uscirebbe politicamente vivo.

Se ne sono accorti anche i giornali di famiglia, che pur tentando di ridurre la “svolta forcaiola della Lega” a un ritorno alle origini sostanzialmente tattico per tenere a bada una base in subbuglio, temono il riposizionamento estivo di Bossi in vista della campagna d’autunno, con scenari che includono anche un governo tecnico a guida Mario Monti. Secondo Gianluigi Paragone, che tenta di minimizzare “il precedente” di cui Berlusconi ha colto pienamente la portata letale, il Bossi “manettaro” che trova degli ostacoli anche in casa sua, come ha dimostrato l’astensione dei leghisti nel voto nella giunta per le autorizzazioni, vuole solo per ora lanciare un avviso al capo del Governo.

In meno di 24 ore il magistrato parlamentare, pilastro della P4 e alter ego di Luigi Bisignani a cui sono stati riconfermati gli arresti domiciliari, ha incassato un sì all’arresto da parte della giunta per le autorizzazioni, evento certamente non ordinario, e la sospensione da parte del Csm. Il voto in aula fissato è fissato per il 20 luglio. Quella che si aprirebbe con Papa, se la Lega, come ha ufficialmente annunciato, voterà sì all’arresto insieme alle opposizioni (pur facendo la tara dei franchi tiratori all’ombra del voto segreto), è una voragine che farebbe piazza pulita del neonato “partito degli onesti” e del governo degli amici degli amici.

Dopo Papa c’è Milanese, stessa richiesta, un quadro accusatorio non meno inquietante; intanto le opposizioni, da ultimo il Pd, dopo Idv e Fli, hanno chiesto le dimissioni di Saverio Romano, formalmente imputato di associazione mafiosa e più che mai attaccato alla poltrona, con tanto di “coscienza a posto”.

Berlusconi sa meglio di chiunque altro quanto sia necessario alla sua sopravvivenza politica e alla sua impunità personale salvare ogni singolo “soldato Papa”, perché può immaginare con molta precisione cosa accadrebbe se uno dei “minacciati” dalle procure iniziasse a parlare. Per questo ha tuonato che non bisogna lasciare il Paese nelle mani dei magistrati e che è mostruoso trasformare il Parlamento in un’aula di giustizia, dimenticando ovviamente il piccolo dettaglio che le Camere hanno facoltà di negare l’autorizzazione all’arresto di un loro appartenente solo in presenza del fumus persecutionis. E la Giunta per le autorizzazioni ha bollato come “grottesca” nel caso di Papa l’ipotesi che i magistrati abbiano operato con intento persecutorio.

Vi ricordate quando Cesare Previti aveva rivolto al suo cliente, al suo capo politico e all’uomo che lo avrebbe voluto ministro della Giustizia nel suo primo governo, queste quattro parolette: Simul stabunt, simul cadent? Il problema è diventato esplosivo, perché come ci stanno ampiamente raccontando, dopo quelle sulla Cricca e dintorni, le inchieste su P3 e P4 di dimensioni e gravità letteralmente straordinarie, il monito molto minaccioso rivolto da Previti a Berlusconi ai tempi dei processi Imi Sir-Lodo Mondadori, ora potrebbero rivolgerlo in molti al presidente del Consiglio e ai suoi uomini più rappresentativi.

Se occorresse una riprova della dirompenza della bomba giustizia e di quanto l’esplosione sia ravvicinata, basta vedere come per una nemesi, verrebbe da dire genetica, questo governo sia ormai impossibilitato ad avere un nuovo ministro della Giustizia, dopo il mitico Angelino. Quelli che vorrebbe Berlusconi, ideali alter ego di Previti o Dell’Utri come Donato Bruno o Francesco Nitto Palma non sono nomi facilmente proponibili al Capo dello Stato; quelli dotati di un minimo di raziocinio, se la danno a gambe levate come l’assennato Lupi; Castelli, che da ingegnere ha già dimostrato tempra di sottile Guardasigilli, è diventato inaffidabile in quanto leghista. Rimane disponibile Renato Brunetta che in effetti sarebbe un ministro della Giustizia all’altezza della situazione.