Era stato preannunciato come uno scontro tra “titani del pensiero contemporaneo” e si è
risolto con elogi reciproci e strette di mano. Il filosofo sloveno Slavoj Žižek e il fondatore
di Wikileaks Julian Assange si sono fronteggiati, o meglio spalleggiati, la settimana scorsa ad una conferenza organizzata dal Frontline Club di Vaughan Smith, che sta ospitando il giornalista australiano in Inghilterra dopo l’ordine di arresto spiccato ad inizio 2011. Assange è attualmente agli arresti domiciliari a Norfolk, fuori Londra, e tra qualche settimana saprà se sarà estradato o meno in Svezia con l’accusa di stupro.

L’evento è stato moderato da Amy Goodman, giornalista investigativa e membro di Democracy Now!

È difficile immaginare due presenze sceniche più diverse. Uno indossava una maglietta
sdrucita di Lenin, l’altro, impeccabile come sempre, uno smoking scuro. Uno ha parlato con voce profonda, gesti ampi, lunghe pause e fare sicuro; l’altro ha sfoggiato quell’inventario di tic , fisici e verbali, che ammaliano e sconcertano il pubblico di mezzo mondo, insieme all’incredibile flusso verbale di metafore, riferimenti, giochi linguistici. Entrambi parlano un inglese poco comune e per niente scontato. Žižek marca con orgoglio l’accento slavo, mentre Assange è chiaramente fiero delle sue origini australiane.

Sarah Palin una volta si è lamentata su Twitter sulla mia grammatica: questo è il più grande insulto per me,” ha detto Assange, rispondendo ad una domanda della Goodman sulle accuse di anti-americanità dell’ex governatrice dell’Alaska e leader del Tea Party negli Stati Uniti.

A più riprese Žižek ha lodato Assange e Wikileaks per il colossale lavoro di smascheramento del potere politico dal 2009 a oggi. “Tutti conoscevano anche prima le
informazioni che sono state rivelate da Wikileaks, il punto è che adesso non possiamo più
ignorarle,
” ha detto.

È come sapere che tua moglie ti tradisce e sorprenderla mentre lo fa. Non è profondamente diverso?” ha scherzato. “Wikileaks non ha solo cambiato le regole, ma anche il modo con cui le violiamo, le regole dei media borghesi.

In questo contesto Assange è sì un terrorista, come dichiarato da Newt Gingrich, ex-speaker della camera americana, ma un terrorista “al pari di Ghandi, per aver interrotto il normale flusso delle informazioni fra le diplomazie internazionali.

Sempre sicuro di sé, Assange ha dichiarato che Wikileaks ha avuto un ruolo prominente nelle rivoluzioni del mondo arabo di questi ultimi mesi, agendo come catalizzatore e costringendo gli Stati Uniti e altri paesi europei a togliere l’appoggio a dittatori e leader autoritari.

Poi ha difeso Bradley Manning, il soldato statunitense che è stato arrestato nel 2010 in Iraq con l’accusa di aver divulgato materiale segreto a Wikileaks. “Se qualcuno merita un premio Nobel, questo è Bradley Manning,” ha confermato Žižek.

Parlando della sua recente decisione di denunciare Mastercard e Visa dopo che le due
compagnie hanno tagliato i servizi al sito di Wikileaks lo scorso dicembre, Assange le ha
definite “strumenti del clientelismo politico americano”.

Non poteva mancare un riferimento alle accuse di stupro nei confronti di Assange e
alla possibile estradizione del fondatore di Wikileaks in Svezia. “L’estradizione senza
incriminazione è un evento kafkiano,
” ha detto Žižek tra gli applausi.

Anche se ne ignori l’esistenza, Wikileaks, ha cambiato per sempre il campo della diplomazia internazionale. Nessuno può far finta che non sia mai esistito.”

di Gianluca Mezzofiore, giornalista freelance da Londra, collabora con l’International Press Institute, Frontline Club e l’agenzia italiana RedattoreSociale