“Ridateci gli stipendi tagliati ingiustamente”. In Puglia si leva un grido, da parte di un gruppo di esponenti politici locali. Si tratta di alcuni ex consiglieri che hanno rappresentato la Regione nella passata legislatura, dal 2005 al 2010. I quali si sono visti l’indennità di mandato decurtata del 10 per cento dal 2006, in attuazione delle direttive della legge finanziaria. Disposizioni che, un anno più tardi, sono state abrogate dalla Corte Costituzionale, in quanto la materia non è rientrante nelle competenze statali. Ma la Puglia non si è adeguata alla statuizione della Consulta confermando i tagli, e negli ultimi mesi, come racconta questa mattina l’edizione pugliese del Corriere del Mezzogiorno, alcuni consiglieri non rieletti hanno manifestato l’intenzione di richiedere quanto loro dovuto.

Gli “ammessi al rimborso” sono tutti i consiglieri che hanno fatto parte dell’assise regionale fino a maggio 2010 e i rieletti più i neoeletti, che potranno pretendere il rimborso fino al dicembre 2010, ovvero fino a quando una nuova legge tuttora vigente non ha confermato i tagli del 10 per cento. In tutto, sono settanta consiglieri della passata legislatura, più altri trentacinque neoeletti nella nuova, che potranno vantare il credito per i primi sette mesi di mandato.

La rivendicazione è partita con la richiesta di due consiglieri: Luigi Loperfido ed Enrico Santaniello, esponenti del centrodestra locale non rieletti nell’aprile 2010. La Presidenza del Consiglio Regionale fa sapere che a questi due se ne sono aggiunti al momento una decina, e che se ne potrebbero aggiungere altri. Ma se i nomi dei due “promotori” sono ormai di dominio pubblico, su quelli di coloro i quali si sono uniti alle richieste vige un assoluto riserbo.

Sulle cifre, la stampa locale fa sapere che ogni richiesta pervenuta ammonta a 63 mila euro. Ma stabilire una stima sulla spesa che rischia di compiere la Regione è un’impresa molto ardua, perché le somme decurtate da restituire sono calcolate in base percentuale. Per questo motivo, tutto dipenderà da quali saranno i singoli consiglieri che ne faranno richiesta. Visto che alcuni di essi sono anche stati rieletti, quindi vanteranno il credito anche per i primi mesi della nuova legislatura e che non tutti ricevono lo stesso trattamento economico.

Come riportato nella sezione “Trasparenza” del portale ufficiale della Regione Puglia, infatti, un semplice consigliere (che non presiede commissioni e non ha nessun incarico simile) riceve 9.785 euro al mese, dati dalla somma dell’indennità, della diaria e dei rimborsi spese. Il Presidente del Consiglio, invece, applicando gli stessi parametri, riceve 12.068 euro mensili.

Quindi ora la palla è passata a tutti i consiglieri che hanno diritto a richiedere il rimborso. Non tutti dello stesso avviso. Mentre qualcuno è convinto di volerlo vantare, qualche altro ha già fatto sapere che intende rinunciarvi. Si tratta del consigliere e assessore alla Mobilità Guglielmo Minervini e del consigliere Antonio Decaro, entrambi del Pd. E poi c’è qualche indeciso, tra i quali Mimmo Lomelo, esponente dei Verdi che contattato telefonicamente fa sapere che non ha fatto la domanda e sceglierà dopo che la Regione avrà preso la sua decisione. Ma riserva qualche parola sarcastica nei riguardi di chi ha già rinunciato. “Minervini e Decaro rinunciano adesso – sostiene Lomelo – ma voglio vedere se rinunciano quando avranno finito il mandato”. Tuttavia, sottolinea che “la Regione Puglia era l’unica che aveva lasciato quelle decurtazioni dopo la sentenza della Corte Costituzionale”.

Una posizione, quella di Lomelo, che dà un inconsapevole indizio a chi vorrebbe sapere quali consiglieri saranno più accaniti nel richiedere il rimborso: i non rieletti. Ad ogni modo, il presidente del Consiglio Regionale Onofrio Introna ha diramato una nota nella quale fa sapere che “i percorsi possibili nell’ipotesi di un confronto con i singoli interessati vanno dalla proposta di rinuncia al pregresso, come contributo di sensibilità al nodo della riduzione dei costi della politica; alla riduzione degli importi o ad una rateazione, che consenta di spalmare l’esborso per la Regione in più esercizi finanziari”. Con l’augurio di scongiurare una disputa di fronte alla giustizia amministrativa. E di non dover aggiungere l’onere delle spese legali sulle spalle dell’ente pubblico. I cittadini, appunto.