NEW YORK – Non solo Scotland Yard, ma ora pure l’Fbi ha aperto un’indagine sulle intercettazioni ordinate dai giornali di Rupert Murdoch. Lo scandalo che ha colpito il suo impero, News Corp, si allarga ora dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti, dove i giornali e le tv dello “squalo” spadroneggiano. In entrambi i Paesi Murdoch dovrà, con ogni probabilità, presentarsi nei rispettivi parlamenti, fare pubblica ammenda, spiegare le ragioni che hanno portato i suoi giornalisti a tentare tutto il possibile pur di avere lo scoop, anche ascoltare illegalmente i messaggi in segreteria di una tredicenne rapita e poi uccisa.

Lo “squalo”, nato in Australia, possiede in realtà un passaporto americano, e proprio per questo si era inizialmente rifiutato di comparire davanti al parlamento di Londra, come intimato dalla commissione Cultura, Media e Sport. Poi, per evitare un altro colpo alla sua immagine, ci ha ripensato. Martedì il magnate sarà ascoltato assieme al figlio James, entrato in rotta contro di lui, e assieme pure a Rebekah Brooks, amministratore delegato del quotidiano News of the World, che ha dovuto chiudere per le rivelazioni sulle intercettazioni portate avanti dai suoi giornalisti.

Per News Corp, che in Italia controlla Sky, è un colpo forte, che potrebbe essere addirittura fatale. Ma l’ottantenne Murdoch ha navigato parecchio, e non ha alcuna intenzione di demordere. La decisione di chiudere News of the World, che ha oltre 150 anni di storia alle spalle, è stata presa proprio per placare le polemiche in Gran Bretagna.

Poi lo “squalo” ha ritirato – pare tra le ire del figlio – l’offerta a prendere il controllo totale della Sky britannica (BSkyB), dove News Corp possiede già il 39,1%. Un ritiro che era inimmaginabile fino a qualche giornio fa, prima dello scandalo. Ma Murdoch è furbo. Il ritiro potrebbe essere soltanto temporaneo. E, quando le acque si saranno calmate, lui potrebbe tornare alla carica, e riproporre l’offerta. Molto dipenderà, comunque, dall’estate infuocata che la famiglia del tycoon passerà tra Stati Uniti e Gran Bretagna, alle prese con le polemiche dell’uno e dell’altro parlamento, dove volano le accuse di violazione della privacy di migliaia di persone, pur di pubblicare lo scoop in prima pagina.

Negli Stati Uniti, in particolare, gli investigatori dell’Fbi tenteranno di capire se sono stati intercettati i parenti delle vittime dell’11 settembre, in maniera simile a quanto è stato fatto, illegalmente, con i familiari di chi è morto nell’attentato del 7 luglio 2005 a Londra. L’indagine americana è partita dopo la richiesta del parlamentare repubblicano Peter King, eletto a New York.

Non è detto, comunque, che Murdoch si presenterà davvero anche al parlamento di Washington, né che l’indagine americana porterà a sviluppi sostianziali. Il fronte politico, in Usa, non è così compatto come quello britannico: Murdoch controlla il canale americano Fox News, strumento di propaganda fondamentale per repubblicani e conservatori. Quel che è certo, come ha scritto Carl Bernstein sul settimanale americano Newsweek, è che questo è il Watergate del magnate globale dei media: uno scandalo dove sono state ordinate intercettazioni che gli potrebbero essere fatali.