Che cosa c’è di peggio, per l’Ue, per l’euro e per i suoi “anelli deboli”, la Grecia, l’Irlanda, il Portogallo, la Spagna, l’Italia, e anche per i “signori” della moneta unica, la Germania e la Francia, di una decisione sbagliata? La mancanza di una decisione. Alimentare l’incertezza, tirarla in lungo, mettere in mostra divisioni e indecisioni vuol dire dare spago alle chiacchiere e alla speculazione. Lo sanno tutti. Eppure, ogni volta è la stessa solfa: l’attesa monta all’avvicinarsi di un vertice dell’Ue; i leader dei 27 si riuniscono e dichiarano solennemente di essere tutti d’accordo perché i loro ministri dell’Economia e delle finanze decidano, appena una certa condizione si sia realizzata; la circostanza si realizza; i ministri si riuniscono e non decidono, anche se ribadiscono di essere decisi a difendere l’euro e a salvare i Paesi sotto attacco. E, allora, comincia a circolare l’ipotesi di un vertice straordinario. Che, però, non viene convocato; anzi, lo sarà, dice il presidente Herman Van Rompuy, «al momento giusto», cioé quando tutti sono d’accordo per farlo. E siccome almeno la Germania non è d’accordo, il momento non è mai quello giusto e il tempo passa e l’incertezza resta; e i mercati divorano capitali.

Non è mica un “caso di scuola”, una storia fittizia: è esattamente quello che sta accadendo in queste ore. C’è stato il vertice europeo di fine giugno, poi la Grecia doveva adottare il suo piano “lacrime e sangue” –e l’ha fatto- ; poi i ministri dovevano riunirsi l’11 e il 12 luglio – e l’hanno fatto – e dovevano chiudere il cerchio. Ma non l’hanno fatto, perchè le modalità d’attuazione del secondo piano di salvataggio greco, specie per quanto riguarda il coinvolgimento dei privati, creano frizioni. E allora salta fuori la storia del vertice straordinario, solo dei Paesi dell’euro (17 su 27), forse venerdì 15, che poi sarebbe subito: obiettivo, dare una risposta forte alle turbolenze dei mercati e alle speculazioni, specie contro l’Italia, che, tra venerdì e lunedì, hanno di nuovo acceso l’allarme su un rischio di contagio della crisi della Grecia.

Van Rompuy si consulta, ma non tira fuori, per ora, l’invito a cena ai leader, venerdì, a mercati rigorosamente chiusi su tutto il pianeta. Sul suo Twitter, il presidente scrive che «c’è un fortissimo impegno al più alto livello a fare tutto ciò che è necessario per salvaguardare la stabilità finanziaria della euro zona». E aggiunge: «I leader devono uscire dalle pastoie delle loro agende politiche interne; e lo faranno». Sì, forse, ma quando? Siccome la Germania dice che il vertice non è in programma e che anzi non ce n’è neppure bisogno, la cena di venerdì rischia di diventare fredda senza che nessuno la consumi. O di tramutarsi in una minestra riscaldata: manco un brodino, che, almeno, tirerebbe un po’ su l’euro e la Grecia, e magari pure l’Italia.