Una broncopolmonite persistente seguita da diverse bronchiti. Paolo Ricci, funzionario del Comune e dirigente della Uil di Bologna, con il malfunzionamento dell’impianto di areazione degli uffici di piazza Liber Paradisus (oggi chiusa per il rischio legionella) aveva già avuto a che fare, suo malgrado, due anni fa. “Nel gennaio del 2009 prendo la prima broncopolmonite persistente e difficile da curare – racconta – e subito dopo arrivano diverse bronchiti. Così decido di prendermi due mesi di congedo. Vado al mare e sto benissimo, ma appena rientro ricompaiono i problemi respiratori”.

L’uomo, 45 anni, sportivo e senza alcun tipo di malattia respiratoria alle spalle, si rivolge al mendico del lavoro. È preoccupato e lo è anche chi lo visita, tanto da prescrivergli il trasferimento nella sede di Piazza Maggiore. “Quello che sta accadendo ora è molto preoccupante e si poteva evitare – commenta – anche perché oltre a segnalare il mio caso, l’anno scorso avevo fatto avere ai dirigenti del dipartimento sanitario di competenza i risultati di un’indagine ambientale commissionata dalla Newco Duc alla F.e.a Servizi nel 2009, in cui si definiva la qualità dell’aria ‘scadente’ proprio per la presenza del batterio della legionella. Mi risposero di ‘non allarmare i dipendenti’”.

Nella ricerca della F.e.a. citata dal sindacalista, i livelli di legionella riscontrati, pur rientrando ampiamente nel limite accettabile dalla legge, sono circa tre volte tanto di quelli previsti per avere un impianto di “qualità”. Per questo la qualità della struttura nel documento é definita “scadente”.

Una storia, quella di Ricci, che fa infuriare il rappresentante del Movimento 5 Stelle in Emilia Romagna Giovanni Favia, che promette battaglia nell’aula di viale Aldo Moro: “Sospettiamo una gravissima inadempienza dell’Ausl e della Regione. Secondo una delibera regionale approvata già nel 2008, alla primo segnalazione di caso sospetto o accertato di legionellosi devono scattare immediatamente le indagini epidemiologiche e ambientali.

Tutto invece è rimasto fermo. Perché? Per questo al più presto chiederemo spiegazioni con un‘interrogazione regionale”. Per Favia si tratta di un comportamento omissivo inaccettabile: “La delibera parla chiaro: al primo sospetto si chiude e si fanno i controlli. E invece son passati ben due anni prima di arrivare a una decisione di questo tipo”.