Nascosta dalle preoccupazioni economiche, è passata un po’ in sordina una notizia relativa a due storiche decisioni della Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) sul rispetto dei diritti umani da parte dei contingenti militari impegnati all’estero.

Con due decisioni (Al-Jedda c. Royaume-Uni e Al-Skeini c. Royaume-Uni) di portata epocale, la Corte di Strasburgo ha sancito il principio che il rispetto alla vita tutelato dall’art. 2 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo deve trovare applicazione anche al di fuori del territorio dei 47 Paesi aderenti alla Convenzione. In particolare, la Corte ha ritenuto che la Gran Bretagna avesse violato la Convenzione, in ragione rispettivamente del mancato accertamento circa il comportamento tenuto da propri militari appartenenti a contingenti in servizio in Iraq, che avevano ucciso dei civili, e dell’ingiustificata detenzione e sequestro di altri.

Anche se detto così può sembrare banale, in realtà la soluzione arriva dopo un complicato percorso giurisprudenziale, che tocca il delicatissimo tema della extraterritorialità dei diritti. Il problema specifico era già stato affrontato anche in occasione del comportamento tenuto nel conflitto in Serbia e Kosovo nel 1999 (affaire Bankovic), ma la Cedu era arrivata allora a conclusioni opposte. Significativo anche che la decisione della Grande Chambre sia stata presa con 16 voti favorevoli ed un solo contrario.

Il revirement giurisprudenziale rappresenta quindi un passo fondamentale nella cultura del rispetto dei diritti umani ed è destinato ad aprire probabilmente un filone giurisprudenziale di grande importanza.

Per chi fosse curioso di sentirla, è disponibile online la discussione dell’udienza.