Il presidente afgano Hamid Karzai ha aperto il lungo corteo funebre che ha tagliato Kandahar questa mattina per portare il feretro di suo fratello Ahmed Wali Karzai fino al villaggio natale, Karza, a una ventina di chilometri dalla più importante città dell’Afghanistan meridionale.

Le misure di sicurezza erano imponenti. Agenti della polizia afgana e soldati dell’esercito nazionale sono stati schierati lungo tutto il percorso, mentre il corpo di Wali Karzai veniva accompagnato da migliaia di persone. Nonostante lo spiegamento di forze, però, gli insorti hanno cercato di approfittare dell’occasione per colpire ancora, dopo l’omicidio di Wali Karzai, avvenuto ieri per mano di una delle sue guardie del corpo. Gulab Mangal, governatore della provincia di Helmand, è infatti riuscito a evitare per pochissimi metri un’esplosione che ha investito il convoglio di mezzi che lo accompagnava al funerale. Altre due esplosioni, secondo l’agenzia Reuters, sono state udite nella città di Kandahar, ma non è ancora chiaro quali fossero gli obiettivi.

Il presidente Karzai ha usato la conferenza stampa che ha chiuso la visita in Afghanistan del presidente francese Nicolas Sarkozy per ricordare il fratello. Niente di personale, però: «Così è la vita in Afghanistan – ha detto Karzai ai cronisti – Ogni famiglia ha sofferto, ma speriamo che la sofferenza possa finire presto».

Secondo quanto trapela dall’entourage del presidente afgano, Karzai è sconvolto dall’assassinio del fratello. I Talebani, da parte loro, avrebbero diramato messaggi diretti a tutti gli alti funzionari del governo, intimandogli di lasciare il proprio posto, perché hanno dimostrato di poter arrivare a chiunque. Da quando i turbanti neri hanno lanciato, in aprile, la loro offensiva di primavera, chiamata Badar, i funzionari governativi afgani sono considerati bersagli di primo piano, ma erano in pochi a credere che i guerriglieri potessero arrivare fino a uno degli uomini più potenti e controversi del paese.

Non è chiaro ancora come la morte di Wali Karzai influirà sui negoziati con parti della guerriglia. Wali Karzai, infatti, secondo molti analisti, era una delle chiavi di volta della trattativa, sia per i suoi chiacchierati rapporti con i signori della guerra, sia perché era comunque considerato un «campione» dei pashtun rispetto all’influenza delle altre componenti etniche del paese.

Proprio all’interno della lotta di potere tra i pashtun, peraltro, secondo il New York Times, andrebbero cercate le ragioni prossime dell’assassinio di Wali. Anzi, addirittura all’interno del clan di Karzai, dove in molti, a partire dagli altri fratelli, erano gelosi dell’influenza e del potere di Wali, che si estendeva oltre Kandahar, fino nelle province di Helmand e Zabul, in pratica le aree essenziali per il controllo e la sicurezza dell’Afghanistan meridionale.

Intanto, a Kandahar, le indagini vanno avanti. Il governatore della provincia Tooryalai Wesa e il capo della polizia Abdul Raziq hanno detto alla stampa afgana che alcuni sospetti sarebbero già stati arrestati. Secondo Raziq, «non può essere escluso un ruolo di una mano straniera interessata a minare la stabilità dell’Afghanistan». Una dichiarazione che viene letta come un riferimento al Pakistan, viste le tensioni che da settimane contrappongono Kabul e Islamabad per le scaramucce di confine che hanno causato una quarantina di morti tra i civili afgani. Il governatore Wesa ha invece spiegato che Wali Karzai aveva un ruolo determinante nel mantenimento della sicurezza nella regione. Proprio da qui, da un possibile deterioramento della situazione a Kandahar, la Nato dovrà ripartire per capire se e come rimodulare la Transition strategy che, iniziata da appena due settimane, mostra già enormi falle.

di Joseph Zarlingo