”Non c’è nessuna ipotesi di legge, lo escludo categoricamente”. Così l’avvocato del premier e parlamentare del Pdl, Niccolò Ghedini, in Tribunale a Milano per l’udienza Mediatrade ha risposto ai cronisti che gli chiedevano se c’era in cantiere qualche progetto di legge per intervenire sulla sentenza di sabato scorso che ha condannato Fininvest a pagare 560 milioni di euro di risarcimento alla Cir di De Benedetti per la vicenda del Lodo Mondadori. “Fininvest pagherà e speriamo poi che possa riavere i soldi indietro quando la Cassazione farà giustizia”, ha aggiunto spiegando che “certamente i giudici non sospenderanno” l’esecutività del provvedimento che ha condannato la Fininvest. Intanto, i legali della Cir hanno inoltrato la richiesta di pagamento a Intesa Sanpaolo, capofila delle banche che hanno prestato la fideiussione di 806 milioni a Fininvest.

Ma la tentazione di inserire nella manovra una leggina ad aziendam, è forte. E forse, complice anche l’ansia dei mercati e la necessità di approvare la manovra il prima possibile tra gli uomini del Cavaliere continua a serpeggiare l’idea di tentare un blitz che metta Berlusconi al riparo dal pagamento della multa. Visto che le strade giuridiche appaiono ormai tutte precluse, la via politica è quella che resta all’arco dei falchi del Pdl. Tutti d’accordo tranne Niccolò Ghedini. Una legge dunque (forse) no, ma un tentativo ultimo di salvare i gioielli di famiglia Berlusconi con un artificio contabile che possa essere utilizzato anche da altre aziende in difficoltà è cosa diversa. Insomma, un conto è bocciare l’iniziativa di Gasparri e Quagliariello, che hanno presentato un disegno di legge per evitare, in futuro, il pagamento di risarcimenti abnormi da parte di aziende che perdono un contenzioso legale, un altro è salvare solo il Cavaliere. Stavolta, però, riscrivendola bene.

D’altra parte, ieri mattina l’aveva detto con chiarezza anche Daniela Santanchè, seguita a ruota da Maria Stella Gelmini: “Riscriviamola meglio, anche Bossi ci sosterrà”. Cosa significa esattamente? Semplice: gli avvocati parlamentari del Cavaliere stanno cercando di riscrivere l’emendamento salva Fininvest da inserire in manovra in modo che la norma non possa più essere considerata ad personam, ma spalmabile su un numero molto ampio di aziende. “Non possiamo lasciare alla discrezionalità dei giudici risarcimenti così consistenti – ha spiegato ancora la Gelmini – perché in questo modo si mettono a repentaglio aziende e posti di lavoro”. Così, sarebbe in Parlamento – al Senato – e sulla manovra che ancora una volta Berlusconi cercherà di sottrarsi ad una sentenza contraria.

“Sarebbe uno scandalo ripresentarla”, ha messo le mani avanti ieri Massimo D’Alema, ma tutto porta a pensare che, quantomeno, il tentativo sarà fatto. In pratica, sostiene uno degli avvocati più vicini al Cavaliere, Maurizio Paniz, la norma salva Fininvest (inserita nella prima stesura della manovra e bocciata dal Quirinale) può essere rimodulata “abbassando il tetto dei 20 milioni di euro, previsto nella prima stesura, a uno molto più basso, in modo da comprendere un numero molto ampio di aziende; sono convinto che, riscritta nel modo giusto, questa norma, che è giustissima, l’approverebbe anche Bossi”.

Quello che Paniz non dice è che nel Pdl si starebbe pensando a rendere la norma retroattiva anche solo di qualche mese, in modo da farci rientrare il Lodo Mondadori senza cadere nella tagliola dei tempi legali previsti per il pagamento della condanna, ma su questo sono in corso verifiche giuridiche. In verità, la questione è stata ampiamente dibattuta anche ieri durante l’incontro che Berlusconi ha avuto con gli avvocati di Fininvest, presente anche la figlia Marina, e per convincere i più riottosi tra i suoi, il Cavaliere potrebbe sfoderare la carta del ricatto morale sui posti di lavoro, cosa che un altro berlusconiano doc come il presidente della commissione Giustizia del Senato, Filippo Berselli, ha sottolineato con forza: “Chiedere a Fininvest di pagare subito quella somma significa mandarla a gambe per aria; in un momento di crisi come questo vale la pena mettere tanti lavoratori in mezzo alla strada?”.

In sostanza, per tamponare l’inevitabile alzata di scudi dell’opposizione, la possibilità che il pagamento della somma non potrà che causare inevitabili licenziamenti nelle aziende del Biscione e che questo, in tempo di crisi, potrebbe essere evitato solo conl’inserimento di quell’emendamento nella manovra. Che varrà non solo per Fininvest, ma anche per tante altre aziende, dunque nessuna accusa di nuova legge ad personam. Almeno sulla carta. Funzionerà? Come si diceva, la tentazione è molto forte, la riscrittura è già in fase avanzata, ma sul possibile blitz dei falchi pende un’incognita pesante: lo sguardo di Giorgio Napolitano. Chissà se poi, alla fine, in un momento di grave crisi economica, con il Paese sull’orlo del baratro, per una volta anche i berluscones non faranno marcia indietro.