A Bologna c’era la scuola di musica che, mascherata da associazione, teneva corsi di musica a pagamento e non ha dichiarato 753 mila euro. A Cento il Comune ha segnalato un proprietario di 8 fabbricati e 16 terreni edificabili che non presentava dichiarazione dei redditi dal 2002. Si è scoperto che era di 200 mila euro il suo imponibile non dichiarato. A Reggio Emilia, dopo essere stato fermato per eccesso di velocità col suo Suv, un uomo è risultato “povero” pur girando con un auto super-accessoriata. Poi si è scoperto, che non aveva dichiarato oltre un milione di euro dopo avere spostato la residenza in Gran Bretagna.

Sono questi alcuni risultati della collaborazione, unica in Italia, tra l’Anci Emilia-Romagna (l’Associazione dei Comuni) e l’Agenzia delle Entrate regionale. Dall’inizio del 2011 sono già stati riscossi oltre 5 milioni di euro di imposte. Ma questo è solo un assaggio di questo federalismo fiscale all’emiliana, visto che il totale di maggiori imposte già accertate e da riscuotere sale a 16 milioni, per un totale di 87 milioni di euro di imponibile non dichiarato del primo semestre dell’anno.

I dati sono stati raccolti fino al 30 giugno scorso, ma già superano quelli di tutto il 2010 (56 milioni di euro di imponibile evaso). Una manna per i comuni emiliano-romagnoli, che di queste somme “scoperte in casa”, potranno incassare il 50%. Ma i primi frutti del lavoro degli anni passati si dovrebbero vedere già a settembre: “La risposta dei comuni è stata ottima e sarà presto premiata con l’erogazione del 33% del riscosso per gli anni 2009 e 2010” promette Antonino Gentile, direttore regionale dell’Agenzia delle Entrate, “mentre dal 2011 l’incentivo salirà al 50%”.

Tra i comuni che più sono riusciti a stanare gli evasori ci sono Bologna (oltre 3 milioni di maggiore imposta accertata), seguita da Cesena (1 milione e 300) e Reggio Emilia (1 milione). Mentre tra le province è quella di Modena ad aver accertato un’imposta per oltre 5 milioni di euro, seguita dalla provincia di Bologna. Fanalino di coda la provincia di Parma. Naturalmente le zone dove più si riscuote non sono automaticamente quelle dove si evade di più: “Il divario tra una provincia e l’altra è dovuto spesso alla capacità amministrativa dei comuni. Bologna è quella che ha amministrato meglio la questione. I comuni che più raggiungono risultati sono quelli in cui si è investito maggiormente sulla formazione professionale”, spiega ancora Gentile.

Elemento fondamentale per i comuni è la collaborazione dei cittadini. È la provincia di Bologna quella che ha avuto più segnalazioni (2.145), seguita da Modena e Ravenna. Ma il numero dei cittadini che segnala finti poveri e furbi è in continuo aumento, se si pensa che a Rimini le segnalazioni sono passate da 475 del 2010 a 823 dei primi mesi del 2011. A questo riguardo il direttore Gentile lancia una sfida ai comuni: “Quando lo stato avrà girato loro la percentuale raccolta con la lotta all’evasione, bisognerebbe destinare queste risorse a uno scopo ben definito, per esempio agli asili nido, all’assistenza agli anziani, ad abbassare la tassa rifiuti. Cose concrete – spiega il direttore dell’Agenzia – che i cittadini toccano con mano. Solo così il recupero della evasione fiscale verrà sentito come un bene comune”.

Sono i municipi tuttavia i veri protagonisti di questa azione congiunta comuni-Stato: “Questo è il vero federalismo, l’unica strada percorribile autenticamente per il federalismo, e in parte già realizzato”, spiega Daniele Manca, sindaco di Imola e presidente regionale dell’Anci. “In questa regione la collaborazione di tutte le autonomie locali può garantire un ruolo proficuo anche da parte dello Stato”. In Emilia Romagna, dal 2009 a oggi hanno aderito al protocollo di collaborazione Anci-Agenzia delle Entrate 242 comuni (70%), tra cui tutti i capoluoghi. Il 90% dei cittadini della Regione è stato coinvolto. Ora l’obiettivo dell’Anci Emilia-Romagna è anche quello di farsi esempio in tutta Italia, dove appena 30 comuni hanno aderito a un protocollo con l’Agenzia delle Entrate.