La stampa internazionale si pone l’interrogativo, tra malizie anglosassoni anti-euro ed anti-Ue (il WSJ dà l’esempio: “La Bce dovrà affrontare grossi iceberg”, annuncia come nella locandina di un ‘remake’, con Mario Draghi nel ruolo di Leonardo Di Caprio). E anche se i segnali da Bruxelles sono una sfilza di dichiarazioni rassicuranti, la telefonata della Merkel a Berlusconi –“Silvio, vara in fretta la manovra”- e l’appello di Napolitano alla “coesione nazionale” suonano come campanelli d’allarme (o, almeno, d’inquietudine).

Hanno un bel testimoniare fiducia all’Italia il ministro delle finanze tedesco Schauble, secondo cui “l’Italia non è un problema”, e il presidente di turno del Consiglio Ecofin, il polacco Rostowski, secondo cui “la situazione italiana è sotto buon controllo”, e tutti gli altri ministri della zona euro, che hanno già abbastanza grattacapi con la Grecia per non volerne dall’Italia. Ma, secondo l’FT, i mercati “scommettono contro i buoni italiani” e il governo Berlusconi “indebolito ne teme gli attacchi”. L’Economist vede un “gioco dei birilli in salsa italiana: “per quanto improbabile possa essere, se la crisi dell’euro raggiunge l’Italia”, che è la terza economia della moneta unica, “i risultati potrebbero essere da cataclisma”. Il Daily Mail si chiede se “la crisi dell’euro inghiottirà ora l’Italia”, dopo Atene, Dublino e Lisbona.

In discussione, non sono tanto i fondamentali dell’economia italiana, al di là del debito esagerato (120% del Pil!) e della crescita stitica (solo 0,1% nel primo trimestre), ma è la scarsa credibilità di un governo litigioso e impopolare sempre “nella tormenta di uno scandalo politico o finanziario” o altro (Les Echos), soprattutto ora che il dubbio lambisce Tremonti. Ed El Pais si chiede se l’Italia sia “troppo grande” per essere attaccata o “troppo corrotta” per non esserlo. Le voci della domenica di un vertice finanziario a Bruxelles sul ‘caso Italia’, sono prima smentite e poi ridimensionate dai fatti: s’è trattato della consueta riunione settilmanale fra il presidente del Consiglio europeo Van Rompuy e il presidente della Commissione europea Barroso, allargato però al presidente dell’eurogruppo Juncker e al commissario all’economia Rehn, nell’imminenza della riunione dell’eurogruppo. Dove Tremonti si presenta pieno di fastidi, ma con un grado in più sulle spalline: é diventato coordinatore dei ministri dell’economia del Ppe, i ‘democristiani’ dell’Ue, al posto del finlandese Jyrki Katainen, promosso premier nel suo paese. Che Giulio s’immagini un percorso analogo? La condizione è che le previsioni catastrofiche di Times e Telegraph, Figaro e Les Echos, El Pais ed El Mundo non si verifichino: “Bisogna proteggere Roma e Madrid”, i giornali snocciolano il loro rosario, ed “evitare che il contagio della Grecia raggiunga l’Italia”, il cui dissesto costerebbe – calcola El Economista – un miliardo di euro.

Che fare? “Italia e Spagna devono pregare per un miracolo”. Siamo a posto: se la congrega dei ministri democristaini europei è dalla nostra, pregare è il loro forte. E pazienza per quei mangiapreti dei socialisti spagnoli, ché per loro non prega nessuno.