“Stanca, rassegnata, innocente, invasata, nuda, svergognata, tradita, condannata… ma è la mia città…”. Napoli ritorna ad essere cantata dal figlio “rinnegato” Edoardo Bennato: “La mia città è una canzone d’amore per Napoli”. A distanza di un anno dal suo ultimo disco, “Le vie del rock sono infinite”, il rocker partenopeo, di fronte alla condizione in cui versa la sua città, torna con un nuovo singolo e sceglie di non trattenere la rabbia usando parole forti ma intrise di speranza. Parole che nel video della canzone sono state recitate, tra vicoli e strade di Napoli, da quella gente che ogni giorno va avanti e (r)esiste tra munnezza, camorra e mala politica.

La mia città è l’ennesima canzone che Edoardo Bennato dedica a Napoli… come è nata?
Una canzone non priva di polemica se si vuole, ma nasce come una canzone soprattutto d’amore. Nelle strofe vengono denunciati i mali storici, atavici di Napoli, ma alla fine delle strofe concludo sempre con la frase “ma è la mia città”. Dite, o meglio diciamo, quello che si vuole dei difetti di Napoli, ma resta sempre “la mia città”, nel bene e nel male.

Napoli è forse una delle città più cantate al mondo, cosa la rende così speciale?
Chiunque abbia visto Napoli, almeno una volta nella vita, sa che è una città meravigliosa. Difficile trovare, e lo dico io che ho girato il mondo in lungo e in largo, una città altrettanto bella. Ma, retorica a parte, forse è anche l’unica città capace di esprimere tutto il meglio o tutto il peggio del mondo.

Nella canzone le hai dedicato tanti aggettivi, quale la rappresenta di più?
Tutte le parole anzi, gli aggettivi, sono stati pensati sull’onda dell’emozione che, per un napoletano come me, viene provocata solo dicendo: “Napoli”. Se dovessi scegliere un aggettivo sceglierei: “rassegnata”. Mi viene in mente una frase di Eduardo De Filippo che in una commedia adopera la frase “è cosa ‘e niente!” e cioè “hanno fatto un’altro scippo? Va beh in fondo è cosa ‘e niente!”, “è crollato un palazzo perché hanno costruito dove non si doveva? Però, per fortuna, non ci sono morti! È cosa ‘e niente!” e così continuando tutta Napoli è diventata “cosa ‘e niente”!

Il ritornello della canzone dice: “non cambierà mai niente se ci credo solo io”. Cosa pensi della nuovo sindaco? Credi sia possibile un vero “rinascimento napoletano”?
Del nuovo sindaco penso tutto il bene possibile. Purtroppo siamo noi napoletani gli artefici della nostra condizione. Siamo noi che dobbiamo alzare la testa! Se non cambiamo noi può venire anche Gesù a fare il sindaco di Napoli….non succede niente…! Comunque al nuovo sindaco gli faccio i miei migliori auguri.

Di cosa ha bisogno la tua città?
Di tutto, ha bisogno di tutto. Soprattutto ha bisogno di tutti i napoletani, di ogni ceto sociale, e per chiudere in bellezza, faccio mia una frase di J.F. Kennedy: “Non chiederti cosa può fare (Napoli) per te, ma cosa puoi fare tu per (Napoli)!”

di Daniele Sanzone – ‘A67