La quattro giorni di Mirabello si apre con il vento della padania e si chiude con quello di Roma. Il popolo del Pdl sembra aver dimenticato in fretta il primo giorno della festa, quando sedute tra il pubblico c’erano decine di militanti e di amministratori locali del Carroccio, scesi nella bassa padana per ascoltare l’ospite d’onore Roberto Maroni. A guidare la rivolta contro gli alleati oggi c’è Gianni Alemanno, vero protagonista dell’ultimo incontro.

 Il sindaco di Roma parte dalla bocciatura secca della manovra finanziaria, ribadendo la posizione già espressa nei giorni scorsi: “Non ci si può chiudere in una stanza sa soli a fare la manovra. Gli amministratori locali vanno ascoltati. Quando come Anci abbiamo cercato un confronto, ci siamo ritrovati al tavolo da soli con il ministro Fitto, che ovviamente non ha potuto dare alcuna risposta. Ma da parte del ministero dell’Economia non è venuto nessuno”. Non è una questione di destra o di sinistra. A rischio, secondo Alemanno, sarebbe l’esistenza stessa di alcuni servizi essenziali per i cittadini.  “I tagli agli enti locali costringeranno a chiudere gran parte dei servizi sociali. Non migliorarli, non ridurli, ma chiuderli. Non si è rispettato alcun criterio di equità, scaricando sui comuni e sulle regioni tutto il peso della manovra”. 

 E poi l’assalto della Lega:  “Quello che chiedo al Pdl è di avviare un forte confronto con il governo, anche per ridimensionare il potere di ricatto della Lega. Non possiamo vivere così: valiamo tre volte loro”. Del resto che a Mirabello gli uomini del Carroccio non fossero  molto apprezzati si era capito già due giorni fa, quando all’elenco dei nemici fischiati dalla platea si era aggiunta anche la Lega Nord.

 Nonostante l’ottimismo di Roberto Maroni, che giovedì aveva lanciato segnali di distensione, Alemanno picchia duro spostando l’asse del discorso dal futuro del Pdl a questione più di stampo ideologico. “L’atteggiamento negativo della Lega verso il tricolore non può essere sottovalutato – dice Alemanno  – il patriottismo è un elemento che accomuna tutte le formazioni di destra in Europa e da cui non si può prescindere”. È l’Alemanno delle origini, quello del Movimento Sociale prima e di Alleanza Nazionale dopo. Un Alemanno che rispolvera le parole chiave della destra, e che si erge a paladino del tricolore infiammando un pubblico che risponde con gli applausi: “ Facciamola finita con questi atteggiamenti antinazionali e riprendiamoci i nostri valori fondamentali. Noi per colpa di certe dichiarazioni del Carroccio corriamo il rischio di apparire addirittura meno patriottici della sinistra.”.

 Insomma, oggi a Mirabello i sorrisi, gli abbracci e le strette di mano con Maroni di qualche giorno fa sembrano lontani. Del resto, anche la Lega sta gettando le linee guida per il futuro. Giusto ieri Umberto Bossi, con una dichiarazione che ha tutto il sapore di un avvertimento, ha già fatto sapere che di fronte a una nuova leadership anche l’asse Lega-Pdl andrà ridiscussa: “Quando arrivano le elezioni ci penseremo bene a che accordi fare e con chi. Vedremo se in questi mesi il governo farà le cose che abbiamo chiesto”.