Futuro e Libertà perde tre parlamentari: Andrea Ronchi, Adolfo Urso e Pippo Scalia hanno deciso di abbandonare il partito di Gianfranco Fini per accogliere la proposta lanciata da Angelino Alfano di una costituente popolare, con la garanzia di una non ricandidatura da parte di Silvio Berlusconi alle prossime elezioni politiche.

“La proposta di Angelino Alfano di una costituente popolare in grado di realizzare in Italia un soggetto politico che si ispira a valori e programmi del Ppe e la decisione di Berlusconi di non ricandidarsi alle elezioni del 2013 con la scelta delle primarie quale strumento di rinnovamento e di partecipazione aprono nuovi scenari per il centrodestra italiano. Da subito, quindi, intendiamo lavorare in piena autonomia e senza vincoli di partito per costruire la nuova casa dei moderati italiani”, hanno spiegato i tre annunciando la loro uscita da Fli lanciando l’associazione “Fare Italia per la costituente Popolare”.

L’addio dei tre agita Fli ma non coglie di sorpresa i membri del partito mentre fa esultare il Pdl che, riunito a Mirabello per la Festa della Libertà, saluta la notizia con un applauso. E fa dire al neo segretario pidiellino: “Si tratta di una decisione libera, scevra da interessi di parte, dettata da un importante segnale di condivisione di un progetto ambizioso, quello di riunire i moderati, e per questo coinvolgente”. I vertici di Futuro e libertà (a cominciare da Gianfranco Fini), raccontano, sapevano benissimo dell’imminente ‘fuoriuscita’, data per scontata già da tempo.

Non a caso nessuno dei tre ‘dissidenti’ era stato inserito nell’elenco dei 18 componenti del nuovo ufficio di presidenza del partito nominato stamane con una nota ufficiale di Italo Bocchino. “Il distacco era nell’aria da mesi, le prime avvisaglie ci sono state all’Assemblea di Milano del febbraio scorso, era solo questione di giorni”, riferiscono fonti finiane, che aggiungono: “Sono stati messi nella condizione di lasciare senza poter dire di essere stati cacciati, non avevano alternative, sono destinati a tornare in un Pdl già morto, il loro futuro è segnato”.

Lo strappo annunciato oggi, fanno notare, è stato dettato per lo più dal “rancore” per incarichi e aspettative deluse. Qualcuno si chiede se dietro questa mossa ci sia lo zampino del Cavaliere. Tra questi Roberto Menia che sottolinea “la singolare coincidenza” di lasciare Fli proprio in questi giorni di fuoco per Silvio Berlusconi, dal Lodo Mondadori alla bufera giudiziaria del caso Milanese: “Sembra che abbiano deciso di andar via su sollecitazione di qualcuno che oggi è in grossa difficoltà…”. Nessuna sorpresa, dunque, anche se l’immagine di un partito che perde pezzi non è piaciuta a nessuno. “L’uscita di Ronchi e Urso è una non-notizia, essendosi posti da tempo fuori dal partito”, taglia corto Bocchino, il primo a commentare dopo aver chiamato tutti per concordare una linea unitaria.