“Non penso che Berlusconi se ne vada via”. Umberto Bossi, attovagliato tra una cinquantina di sostenitori a una festa della Lega di Paderno Dugnano, non vuole pensare all’eventualità di una successione. Il premier continua a ripetere che sia lui sia il leader del Carroccio sono destinati a lasciare nel 2013. Il Senatùr non se ne preoccupa. “E’ solo la vostra speranza – dice – e dei comunisti”, ma quando spunta il nome di Roberto Maroni, il Capo alza lo sguardo dal piatto e si guarda intorno. Anche qui, come a Pontida, c’è un unico striscione sul quale il ministro dell’Interno è incitato. Bossi si guarda intorno. “Lo dovete chiedere alla base della Lega. Maroni è bravo, però ce ne sono tanti bravi”, taglia corto. L’argomento non è gradito. Il figlio Renzo smorza. “Il leader è uno, della successione se ne parlerà tra cent’anni”, dice, ripetendo il mantra degli ultimi mesi: “Saranno i militanti a decidere”. La base sono mesi ormai che indica proprio Maroni. E’ chiaro però che i guai di casa propria, con la profonda spaccatura interna creata proprio dalla fronda maroniana, oggi possono passare in secondo piano. Ben più impellenti i problemi della maggioranza, “altro che quelli della Lega”.

“Litigano tutti, ora Berlusconi se la prende anche con Tremonti, e non va bene: meno male che ci siamo noi a tenere la barra dritta, in un momento così difficile finiremmo come la Grecia”. Menomale Giulio Tremonti, “una brava persona” oltre che “capace” nella sua azione di governo. “Berlusconi ha fatto discussione con lui, non va bene”, aveva detto Bossi in un comizio improvvisato. Poi, poco prima di cenare, ha ripetuto: “Io sono amico di Tremonti, Tremonti ascolta i mercati, meno male che c’è qualcuno che lo fa, sennò i mercati ci fanno fallire”. Come rischia la Grecia, appunto. “Gli stranieri verrebbero qui e ci porterebbero via tutto”. Avanti con la manovra, dunque, per “non morire di economia”. Degli assetti politici si parlerà più avanti, in un momento diverso. “I cambiamenti si fanno alle elezioni e non a metà strada”, è la convinzione del Senatur. E prima di andarsene torna sull’argomento. Sull’alleanza con Silvio Berlusconi e sulle sorti del governo che preoccupano molto via Bellerio. “Quando arrivano le elezioni ci penseremo bene a che accordi fare e con chi. Vedremo se in questi mesi il governo farà le cose che abbiamo chiesto”.

di Davide Vecchi e Franz Baraggino