La corruzione a Parma coinvolge molte più persone delle 11 arrestate qualche settimana fa durante l’operazione Green money. Anzi, l’operazione della Guardia di Finanza avrebbe scoperchiato un vero vaso di pandora, dove al di sotto si è trovato di tutto: corruzione, concussione, episodi che hanno riguardato gli stessi cittadini. Che dopo aver preso coraggio, si sono già recati in Procura della Repubblica per effettuare la propria denuncia contro amministratori comunali e di Iren.

Si tratta di una ventina di denunce che stanno ampliando lo scenario dell’operazione ‘Green money’. “Ciascuno ha da raccontare la sua storia che parla di una diffusa corruzione, una frase che ho già pronunciato in passato e che adesso ribadisco – spiega il procuratore Gerardo Laguardia -L’inchiesta si sta ampliando notevolmente alla luce di questi nuovi esposti e delle dichiarazioni degli interrogati. Avremo da lavorare molto e per molto tempo”. Le denunce arrivate interessano ogni settore di competenza comunale: “In particolare per concessioni di licenze e destinazioni di terreni” spiega Laguardia. Segno evidente, che la corruzione a Parma, come affermato dal procuratore a inizio inchiesta, è un fenomeno molto più diffuso di quanto sembra.

Oltre alle denunce dei cittadini, che si sono trovati davanti a episodi di corruzione nelle proprie attività che implicavano il Comune di Parma, dagli sportelli dei servizi ai grandi appalti, infatti, avrebbero messo nei guai altre persone le dichiarazioni spontanee rilasciate da alcuni degli arrestati alla pm, Paola Dal Monte. E la solidità di Comune e partecipate sembra vacillare sempre di più, perdendo ogni giorno pezzi importanti. Una situazione che suona quasi come un avvertimento, visto che l’inchiesta non è destinata a fermarsi, per ammissione dello stesso procuratore. E le voci di una seconda ondata di arresti si fanno sentire sempre più concretamente.

Sono tre gli arrestati che hanno deciso di parlare, raccontando la loro versione dei fatti, attraverso verbali che sono stati posti sotto segreto istruttorio. Si tratta degli imprenditori Norberto Mangiarotti e Gianluca Facini e l’investigatore privato Giuseppe Romeo Lupacchini, che sentendo le parole di Laguardia hanno risposto abbondantemente alle domande, collaborato e fornito ulteriori elementi e novità. L’inchiesta quindi si starebbe espandendo, coinvolgendo nuove persone.

L’investigatore privato di Monza, inoltre, avrebbe messo ulteriormente nei guai l’ex comandante dei vigili di Parma, Giovanni Maria Jacobazzi, dato che l’episodio in cui è stato colto in flagrante non sarebbe stato l’unico episodio di corruzione. E quindi di mazzette in cambio di informazioni private. Ma non solo: pare che anche la concussione fosse un ‘vizietto’ non estraneo a Jacobazzi. Secondo altre intercettazioni in mano alla Guardia di Finanza, l’ex comandante e carabiniere avrebbe tolto diverse multe per infrazioni e guida in stato di ebbrezza alle persone più influenti della città. Una telefonata e via, faceva cancellare il verbale. “Il telefono di Jacobazzi era rovente”, conferma il procuratore.

Insomma, l’operazione ‘Green money’ sta facendo passi in avanti. E c’è da scommettere che quest’estate sarà ‘rovente’ anche per la giunta comunale di Parma. Una giunta a cui anche ieri sera, circa un migliaio di parmigiani, ha voluto far arrivare la propria protesta con una fiaccolata partita da piazzale Santa Croce e conclusa nella centralissima piazza Garibaldi, proprio sotto al Comune.