“E se Fini facesse un altro partito?”. Un’analisi dura su Futuro e Libertà arriva proprio dal settimane di riferimento di Fli, il Futurista. Il servizio di copertina del numero da oggi in edicola è dedicato al “compleanno” del movimento nato dopo l’addio di Gianfranco Fini al Pdl.

“Futuro e libertà sembra in affanno”, scrive il Futurista. “I numeri parlano chiaro, e i sondaggi non raggiungono più, come avveniva ai tempi di Bastia Umbra, percentuali a due cifre. C’è troppa vecchia politica, in quello che doveva essere il primo partito della Terza Repubblica”. Per questo servono “nuove facce e nuove idee per non fermarsi in mezzo al guade. Serve un cambio di rotta. Serve un altro partito: e non c’è bisogno per forza di cambiare nome o simbolo”.

Fli, prosegue il settimanale diretto da Filippo Rossi, “assomiglia sempre di più a un banale partitino da Prima Repubblica. Ingessato. Cannibalizzato da vecchie correnti, che trascinano stancamente da decenni le loro lotte di potere (e non solo dai tempi di Alleanza nazionale, perché capita addirittura che si tratti di infelici eredità del Movimento sociale italiano)”. Ci sono, dice il Futurista, “troppi potenziali elettori, attratti dalla sfida contro Berlusconi, hanno scelto di approdare direttamente nel campo della sinistra. E in troppi, purtroppo, finiranno per cedere al richiamo delle sirene del Grillo di turno, preda di qualche Masaniello e arruffapopolo da strapazzo. Serve un cambio di rotta. Serve un nuovo “contenuto”, più che un nuovo contenitore. Ma la cosa peggiore – conclude il futurista – sarebbe rinunciare a portare a termine quella sfida, privandosi dei frutti di una battaglia che si è cominciata quando sembrava davvero un’utopia impossibile. L’importante è non restare imbrigliati nel ciarpame, affogando al seguito di una classe politica mediocre, destinata alla sconfitta. Non si può restare qui, così, a metà strada, quando davanti – anche se ancora non tutti le vedono – si stanno per aprire impensate praterie”.