Dagli Appennini al Delta del Po, per centinaia di chilometri, a contatto con la natura, ci sono ancora tante persone che scelgono la bicicletta per viaggiare, divertirsi e visitare il territorio. Sono i cicloturisti, molto spesso veri e propri viaggiatori che partono all’alba, tornano dopo il tramonto, passando domeniche e giorni di ferie pedalando da soli o in compagnia, in cerca di libertà senza pensare alla fatica.

Una passione, quella per la bicicletta, che continua ad essere molto presente in Emilia-Romagna, tanto che la Regione ha un sito internet (http://www.bikeemiliaromagna.it/) dedicato ai tanti percorsi nel territorio. Il parco dei Gessi Bolognesi, quello dei Calanchi dell’Abbadessa e quello di Monte Sole, sono tra i più battuti della provincia di Bologna per i ciclisti che amano il dislivello; mentre il territorio ferrarese, offre quello della Destra Po: 93 chilometri di pianura, prevalentemente ad uso delle due ruote.

Tra i tanti cicloamatori ci sono persone che salgono su una bicicletta da piccolissimi e sembrano non scenderci più. Giuseppe Grimaldini, classe 1935, da San Pietro in Casale (Bologna), è uno di questi: cicloturista da più di quarant’anni, 20mila chilometri percorsi all’anno senza aver mai usato doping.

“La mia passione – dice Grimaldini – è nata quando ero ragazzino e mi fu trasmessa da mio padre, che mi regalò la prima bicicletta, cimelio che conservo ancora in mezzo alle altre”. Nel suo deposito Giuseppe ha più di venti biciclette da corsa, alcune sono di marche importanti come Colnago e Legnano, alcune sono d’epoca e da collezione, altre lo hanno portato in giro per le strade d’Italia, Europa e fino a Cuba. E poi il suo orgoglio: “Questa è una Bianchi – spiega – ma non una Bianchi qualsiasi, è dello stesso modello di quella usata da Coppi per vincere il campionato Mondiale a Lugano nel 1953”.

Fausto Coppi e Gino Bartali, per i cicloamatori della generazione di Grimaldini rimangono senza dubbio dei miti, quasi degli eroi, così come le tappe storiche del Giro d’Italia sono quasi dei luoghi sacri. “Uno dei percorsi che ho preferito in tanti anni – conferma Giuseppe – è la Cuneo-Pinerolo, la tappa del Giro d’Italia in cui Fausto Coppi staccò Gino Bartali di ben 11 minuti”.

Dalla fine degli anni ’80, fino al 1996, per ben sei volte Grimaldini ha partecipato al giro cicloturistico di Cuba. Era la Uisp di Bologna che organizzava la trasferta cubana perché era in contatto con la Federazione cicloturistica locale e in quegli anni dal capoluogo emiliano partivano fino a cento ciclisti e si ricongiungevano con altre centinaia di appassionati di tutto il mondo, per percorrere in quasi un mese tutta l’isola.

“Erano momenti bellissimi – racconta Giuseppe con gli occhi che brillano – sebbene fossimo cicloturisti, questo evento era considerato quasi come il Giro l’Italia qui da noi. C’era la televisione che seguiva le tappe e un’organizzazione impeccabile, soprattutto i primi anni fino a prima dell’entrata in vigore dell’embargo da parte degli Stati Uniti. Un giorno, per farci passare chiusero 60 chilometri dell’unica autostrada presente a Cuba”.

I cicloamatori venivano alloggiati in alberghi di lusso, dove arrivavano con una piccola valigia perché il resto del bagaglio era costituito dalla loro bicicletta. “La prima volta partimmo il 2 di gennaio e a Bologna si gelava, andammo a Cuba via Berlino, perché allora non c’erano aerei diretti, poi facemmo scalo in Canada per poi atterrare a Santiago con più di 40 gradi”.

Gli allenamenti di Giuseppe erano sempre serali, perché di giorno lavorava in un mobilificio e la bicicletta per lui è sempre stata un modo per esprimere la sua voglia di libertà. La domenica poi, con pochi amici partiva per il passo della Futa, o per il lago Brasimone, o per il passo della Raticosa. “Non mi sono mai ritirato – dice Grimaldini fiero -, magari arrivavo più tardi, lasciavo andare il branco davanti, ma mai una volta ho mollato un percorso a metà. Quando decidevo di fare una cosa la facevo, come quella volta che in soli tre giorni sono andato e tornato da Bologna al Passo dello Stelvio, tutto in bicicletta per raggiungere gli amici ciclisti”.