Se a Maurizio Landini chiedi se è pronto a rompere la Cgil ti risponde: “Neanche per sogno, la Cgil sono io”. E a Susanna Camusso che ieri (sul Fatto Quotidiano) accusava la Fiom di “populismo”, con la sua insistenza sul referendum, il segretario generale della Fiom replica: “La democrazia non è populismo o movimentismo” ma semplicemente il modo in cui un’organizzazione evita l’autoritarismo che invece è presente nell’accordo del 28 giugno. L’attacco diretto non c’è mai, com’è nello stile del personaggio, ma i punti di attrito con la Cgil e il suo segretario generale, sono evidenti.

Landini, si riconosce nella categoria di populista?
Nella mia esperienza non ho mai firmato se prima non ho avuto il consenso della maggioranza dei lavoratori attraverso il voto. Il diritto delle persone di votare è ciò che permette al sindacato di essere un soggetto di trasformazione con un’autonomia. Se viene meno questa verifica siamo in presenza di un modello autoritario di relazioni sindacali.

Sta dicendo che la Camusso ha firmato con Confindustria un accordo autoritario?
Dico che quello è un modello di accordo che disegna un’assenza di democrazia dei lavoratori. In Italia tutti i cittadini hanno diritto di fare referendum tranne i lavoratori nei luoghi di lavoro. Questo sistema permette all’azienda di scegliere con chi fare accordi.

In sintesi cosa contestate alla Cgil e a quell’accordo?
Il peggioramento delle condizioni e dei diritti dei lavoratori. Ad esempio quando si parla di tregua sindacale, una norma che la Fiat voleva applicare retroattivamente perché l’avrebbe favorita. A Pomigliano e Mirafiori la Fiom, che non ha firmato gli accordi, può scioperare mentre adesso, se le Rsu stabiliscono a maggioranza dei periodi di tregua, si vincola anche chi non è d’accordo. Fino alla possibilità di vedersi chiedere i danni per mancata produzione. Nel testo, inoltre, non vengono definiti i diritti indisponibili che non possono essere oggetto di peggioramento a livello aziendale.

Ma la Cgil sostiene che l’accordo non parla di deroghe, anzi certifica la supremazia del contratto nazionale.
Neanche nell’accordo del 2009 c’era la parola deroghe, ma dire “intese modificative” è la stessa cosa. La Cgil che non ha firmato nel 2009 oggi, con scarsa coerenza, invece firma.

La Camusso contesta: se la Fiat è contro vuol dire che l’accordo è buono.
Come sempre la Fiat punta a rilanciare: infatti ha preso tempo fino a gennaio 2012. Vuole qualcosa di più.

Cosa?
Una legge oppure la rinegoziazione degli stessi accordi di Pomigliano e Mirafiori, ad esempio con la clausola di tregua sindacale. Il paradosso è che questo accordo dà tutto quello che la Fiat chiedeva (tregua, Rsa, non voto, derogabilità) ma la Fiat non si accontenta. Quindi non è vero che si è difeso un sistema ma lo si è peggiorato abbassando diritti e tutele.

Sta dicendo che c’è un problema strutturale in casa Cgil?
In Cgil c’è un problema democratico. A differenza di altre esperienze che ho vissuto, i segretari generali e il direttivo non hanno discusso del testo prima della firma, ma solo a cose fatte. Alla complessità democratica non si risponde con logiche autoritarie di comando.

Ora che fa la Fiom, “se ne farà una ragione”?
La Fiom discuterà e deciderà assieme ai lavoratori metalmeccanici in modo democratico. Quindi i lavoratori devono conoscere questo testo e avere la possibilità di esprimersi, Anche chi non è iscritto.

Allargherete la consultazione?
Dobbiamo trovare il modo di informare tutti anche perché i mesi di luglio e settembre coincidono con le assemblee per preparare la piattaforma per il rinnovo del contratto nazionale. Quindi abbiamo bisogno di far votare gli iscritti e di parlare con tutti.

Di farli anche votare?
Lo discuteremo e decideremo nei prossimi giorni.

Non è che siete troppo “duri” e non capite la realtà del Paese?
Ma non stiamo chiedendo cose estremiste. Vogliamo “solo” applicare i contratti nazionali, le leggi, e riconoscere ai lavoratori dei diritti minimi. Nei giorni scorsi, la segreteria nazionale ha spiegato che la Cgil sosterrà i referendum elettorali. Come facciamo a chiedere la firma per riformare la legge elettorale e allo stesso tempo dire a un lavoratore che non può votare sui propri accordi? Nel Paese c’è domanda di democrazia e partecipazione e quindi la democrazia non è una cosa di movimento o populista.

Si è sentito tradito dall’accordo?
La categoria di tradimento per me non esiste. Ho provato rabbia perché hanno firmato senza che la categoria che rappresento potesse esprimersi. Ho pensato che c’è un problema di democrazia per i lavoratori e un problema di democrazia interna alla Cgil.

Ma con tutte queste divergenze è possibile stare nello stesso sindacato?
Assolutamente sì perché io sono la Cgil, cioè l’idea di democrazia e conflitto incarnata dalla Fiom. I gesti autoritari non aiutano ad affrontare le cose complesse.

da Il Fatto Quotidiano dell’8 luglio 2011